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Sharm el Sheikh, Egitto

Sole, mare, barriere coralline e discoteche

Divertirsi e basta

di Flavio Grassi

 

Naama BaySharm el-Sheikh è una delle mete più amate dagli italiani, anche perché i tour operator di casa nostra hanno contribuito parecchio al suo sviluppo. Certo non si viene qui per sentirsi grandi viaggiatori ma, se cercate un posto per una vacanza di mare rilassante e con il sole garantito, è difficile trovare di meglio.

Chi è stato a Sharm el-Sheikh una decina d?anni fa conserva il ricordo dei tre alberghi tre che agli albori dello sviluppo turistico del Sinai si affacciavano sulla mezzaluna di sabbia di Naama Bay. E di solito non perde occasione per far notare ai compagni di vacanza quanto tutto sia diventato irriconoscibile oggi che gli alberghi di tutte le categorie e dimensioni non si contano più, oggi che tutti i templi del fast food mondiale hanno il loro caposaldo a pochi metri dal mare, da McDonalds al Kentucky Fried Chicken, passando per Pizza Hut; per non parlare poi delle discoteche: dal classico Hard Rock Café alla più trendy Bus Stop. Che è anche un albergo, così i più irriducibili fra gli emuli della Megan Gale formato Riccione possono passare direttamente dalla loro camera alle luci stroboscopiche della pista da ballo. E che dire dei caffè all?aperto dove ti fanno i tatuaggi all?henné, della stazione di bungee jumping, del centro commerciale, dei negozi di souvenir impresentabili, della spiaggia con sei file di ombrelloni in schiera? E aggiungiamo pure il fatto che ormai lo sviluppo turistico si è allargato ben oltre i confini del nucleo originario di Naama Bay: alberghi, villaggi, multiproprietà occupano molti chilometri di costa; e ora si costruisce sempre più verso l?interno, sulle rocce friabili del deserto.

È vero, alla fine degli anni Ottanta, Sharm contava appena tre alberghi e un centro di immersione. Oggi è inutile contare alberghi e centri diving, perché sono decine e se ne aggiungono in continuazione. Per non parlare delle ville, villette, multiproprietà e tutte le amenità che abbiamo citato. E diciamolo, i cantieri sparsi ovunque, i cumuli di materiali da costruzione e di detriti che invadono la visuale non appena si esce dai villaggi o dal lungomare di Naama Bay non sono un bello spettacolo. Anche perché il deserto rivela tutto con una crudezza sconosciuta in altri ambienti. Nei più classici «paradisi tropicali» la vegetazione straripante aiuta molto a nascondere le malefatte umane. Spesso bastano poche settimane, quando non giorni, perché un mucchio di spazzatura sia colonizzato da un ciuffo di felci che lo trasformano in una piacevole chiazza di verde intenso; lo stesso accade agli scavi, a tutte le innumerevoli ferite più o meno profonde che l?umanizzazione infligge al suolo. I sacchetti di plastica abbandonati restano impigliati tra i rami degli arbusti e scompaiono immediatamente alla vista. Nel deserto no. Il deserto ha una memoria implacabile: ogni colpo di piccone resta visibile per sempre; i sacchetti di plastica (una piaga di cui il Sinai soffre in maniera sempre più acuta) vagano fra le rocce per decenni. Così il deserto è tanto affascinante nel suo stato primordiale quanto facilmente deturpato dall?invadenza umana. Quello nelle immediate vicinanze di Sharm è francamente brutto e, per ora, a poco valgono gli sforzi per rendere più attraenti le strade principali. Migliorerà: le palme cresceranno, i cantieri prima o poi diventeranno nuovi resort con aiuole maniacalmente annaffiate e curate. Ma oggi? Oggi, come ieri e come, speriamo, per un futuro molto lungo, basta immergersi in mare per dimenticare i cantieri e i sacchetti di plastica. Non c?è bisogno di essere esperti subacquei per emozionarsi nelle acque del mar Rosso. Bastano maschera e pinne e vi tuffate in un mondo che pensavate di poter vedere solo in fotografia o nelle trasmissioni della ditta Piero Angela & figlio.

Ho messo la testa sotto il pelo dell?acqua a dieci metri dalla spiaggia e mi sono trovato a guardare negli occhi un pesce Napoleone. Con due colpi di pinne ero in mezzo a una nuvola di pesciolini soldato rossi. Poco più in là c?erano pesci farfalla a strisce gialle e bianche, e poi pesci balestra blu. La cosa quasi incredibile è che la vita incantata del reef è visibile dovunque: nel mare di fronte ai villaggi più recenti, costruiti lungo la costa a qualche chilometro dal centro, come quello dove eravamo ospitati noi, ma anche a Naama Bay. Nelle ore di punta, quando la luce è più favorevole, lo spettacolo diventa quasi surreale. Le barche con il fondo di vetro, a disposizione di chi vuole dare una sbirciata ma proprio non se la sente di mettere la testa sott?acqua, si muovono in mezzo a grappoli di bagnanti che fanno snorkeling nuotando nella stessa direzione, come i banchi di pesci che si affollano intorno alla chiglia delle navi. A pochi metri di distanza, altre persone in cerchio fanno ginnastica acquatica sotto la guida di un animatore. Sulla spiaggia c?è chi chiama a raccolta per una partita di beach volley. Si stenta a credere che i pesci stiano ancora lì a farsi ammirare in mezzo a tutta questa baraonda vacanziera. Eppure è così: la ricchezza del mar Rosso è tanta che ce n?è davvero per tutti. Almeno finora.

Il segreto è la luce. La luce implacabile del sole del deserto che penetra a fondo in un?acqua la cui limpidezza non ha paragoni. Una limpidezza dovuta alla profondità oceanica a cui, nonostante la ridottissima larghezza, arriva il mar Rosso. Che è davvero un piccolo oceano, perché è la profonda spaccatura che separa due placche continentali: l?Africa da una parte, l?Asia dall?altra. In un mare così profondo il moto ondoso non riesce a smuovere la sabbia del fondo, così non ci sono particelle solide in sospensione nell?acqua. Ma non basta: entrambe le coste del mar Rosso sono desertiche: qui non ci sono fiumi che si riversano in mare scaricando tonnellate di detriti come in quasi tutti i mari del mondo. Il ricambio dell?acqua avviene solo attraverso il Bab alMandab, lo «stretto delle Lacrime» attraverso cui si rovesciano impetuosamente le acque dell?oceano Indiano. Ma, per quanto turbolente siano le correnti che per secoli hanno trascinato le navi sui suoi scogli procurandogli il poco beneaugurante nome, il Bab alMandab è a più di duemila chilometri di distanza dalla punta del Sinai e prima di arrivare fin qui l?acqua è perfettamente depurata, come se fosse passata per una gigantesca vasca di decantazione.

Certo un mondo che, con tutti i suoi colori incantati, è nato dalla purezza dell?acqua e dell?aria e da questa stessa purezza dipende per la sua sopravvivenza può fin troppo facilmente essere distrutto in breve tempo dallo stesso entusiasmo con cui il turismo internazionale ne ha fatto una delle sue mete più amate. In appena dieci anni la popolazione turistica di Sharm è passata da qualche migliaio di appassionati disposti a sopportare il disagio di un viaggio tutt?altro che agevole per venire ad immergersi in un mare da leggenda, a ben oltre mezzo milione di persone portate qui da migliaia di voli charter in partenza da tutte le principali città europee, Russia compresa. E, se le cose vanno come spera il governo egiziano, fra qualche anno Sharm dovrebbe diventare un polo turistico da qualche milione di visitatori ogni anno. Difficile pensare che centinaia di migliaia di persone che si tuffano in acqua, camminano sul reef, si aggrappano ai coralli (anche se sarebbe vietato) alla fine non intacchino un equilibro tanto delicato. Anche senza contare gli irresponsabili, e in una tale massa di persone di ogni provenienza non possono mancare, che non vedono cosa ci sia di male a staccare qualche pezzetto di madrepora da portare a casa come souvenir.

Sharm assomiglia sempre più a un ciclopico parco di divertimenti, con le inevitabili cadute nel cattivo gusto (e a volte nel grottesco) che questo comporta. Per i suoi denigratori è un tipico esempio di «non luogo», un posto finto, votato a un divertimento privo di spessore. Può darsi. Però chiunque sia stato qui e abbia osservato le cose senza pregiudizi si rende conto che lo sviluppo turistico di queste coste può, e deve, essere governato, per evitare che l?industria delle vacanze si trasformi in un moloch che divora l?ambiente da cui trae la sua ragion d?essere. Ma non può essere arrestato.

I fattori che fanno di Sharm una destinazione balneare irresistibile, anche per chi non si metterebbe mai una maschera e un paio di pinne nemmeno per il più facile snorkeling, sono davvero troppi. Citiamone uno per tutti: la garanzia quasi assoluta del sole. È talmente ovvio che quasi non ci si pensa. Qui cadono al massimo 70 millimetri di pioggia l?anno. Quanti è capace di scaricarne un solo temporale su un?isola dei Caraibi. Per chi sta mesi a sognare una settimana di vacanza non è poco poter contare sul fatto che troverà il sole. Poi, naturalmente, ci sono i prezzi a fare di Sharm un posto di vancanza fra i più appetibili al mondo. Ma c?è anche la rilassante atmosfera di totale sicurezza. Qui sono tutti gentilissimi, a volte in maniera quasi imbarazzante. E un turista non si sente mai preso di mira. Per dire: da qualsiasi resort della zona al centro di Naama Bay o viceversa, una corsa in taxi costa 20 lire egiziane (5 euro), e non ho mai trovato un tassista che cercasse di fare il furbo. Non è che siano dei santi, ho visto una lite fra tassisti, e c?è mancato poco che venissero alle mani. Il motivo? Uno dei due si era procurato il cliente fuori dal parcheggio, saltando la fila, e quello a cui sarebbe spettata la corsa non ci voleva stare. Il turista è salito tranquillamente su una terza macchina senza che nessuno si sognasse di coinvolgerlo nella lite, mentre il poliziotto di guardia si dondolava pigramente sulla sedia con l?aria divertita. Il fatto è che Sharm è davvero un posto inventato dal turismo, e chiunque viva qui lavora per i turisti. In un paese con i problemi di disoccupazione e di sovraffollamento urbano che affliggono l?Egitto, qualsiasi lavoro qui è una benedizione, e di conseguenza il turista è sacro. Così magari è tutto un po? costruito, ma per chi è in vacanza diventa molto rassicurante.

Sulla spiaggia più affollata di Naama Bay ho visto diverse ragazze che prendevano il sole a seno scoperto. Siamo pur sempre in Egitto, che è un paese musulmano, così ho chiesto a due di loro, olandesi graziose e biondissime, se non avessero avuto qualche problema, tanto più che qui il personale è praticamente tutto maschile. E, a pochi passi da loro, una donna egiziana seduta su una sedia di plastica appena oltre la battigia si bagnava i piedi interamente vestita e con un velo nero in testa. «Al contrario» mi hanno risposto, «questa non è la prima volta che veniamo in Egitto, e in pochi altri paesi ci siamo sentite più tranquille e libere di fare come crediamo senza che nessuno ci desse fastidio».

Ma sì, Naama Bay assomiglia un po? a un luna park, e l?atmosfera soft all?interno dei villaggi è accuratamente pianificata. Le escursioni nel deserto sono divertenti ma non faranno di voi Indiana Jones, la cena beduina con tanto di passeggiata in dromedario è un gioco simpatico. Non chiedete a Sharm quello che non vi può dare e Sharm non vi deluderà. L?avventura la cercherete un?altra volta: ora rilassatevi, siete in vacanza.



Vedi anche:

Guida Egitto

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