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Firenze, Toscana

L’inquietudine e la grazia nella pittura fiorentina del Quattrocento

Botticelli e Filippino Lippi

Archivio 2004

Data di pubblicazione: 2 March 2004

La più importante mostra che sia mai stata dedicata a Botticelli, riunisce dopo oltre 500 anni di dispersione in musei e collezioni private di tutto il mondo, alcune delle sue opere più significative nella sede più congeniale, Palazzo Strozzi, l’emblema della Firenze medicea. Una sessantina di tele raffrontano l’arte di Botticelli con quella di Filipppino Lippi, suo contemporaneo, di cui cade il cinquecentenario della morte. Dal 11 marzo all’11 luglio.

Dopo una prima edizione di grande successo al Musée du Luxembourg di Parigi, la mostra arriva ora a Firenze più ricca in termini di opere esposte e ampliata con una sezione speciale dedicata a Filippino Lippi, sulla cui formazione stilistica Botticelli influì molto.

Attraverso le tele esposte, la mostra rievoca la Firenze di Lorenzo il Magnifico e della sua cerchia di intellettuali e artisti, un periodo di grande splendore che scelse come suo emblema estetico la grazia (che in quell’epoca voleva dire eleganza intellettuale e squisita rappresentazione dei sentimenti). Periodo che tuttavia si chiude nell’inquetudine e nell’angoscia portate dalle minacce apocalittiche di Gerolamo Savonarola.

Ventinove tele del Botticelli (1445 – 1510) raccontano i temi più significativi della sua arte e la sua evoluzione stilistica, a partire dalle opere eseguite su commitenza privata fino a quelle in cui si manifesta l’inquietudne dei tempi. Accanto alle prime Madonne con Bambino, come quella conservata al Musée Fesch di Ajaccio o quelle di Boston, Chicago ed Edimburgo, ancora legate allo stile di Filippo Lippi, troviamo i ritratti dei personaggi della cerchia della committenza medicea, i capolavori della maturità come Pallade e il Centauro o una delle Storie di Nastagio degli Onesti, eccezionalmente prestata dal Museo del Prado. E poi la Minerva e la Calunnia degli Uffizi, il Compianto sul Cristo morto del Poldi Pezzoli di Milano, due tavole con l’Annunciazione del Museo Puskin di Londra, il Ritratto femminile, mai visto in Italia, di collezione privata americana, la Madonna del Padiglione dell’Ambrosiana fino alle Annunciazioni o la Natività mistica della National Gallery di Londra, cariche di tensione, che portano verso l’ultima fase della vita dell’artista. I disegni eseguiti dal Botticelli per illustrare la Divina Commedia sono portati come esempio della sua varia attività.

La mostra raffronta anche le opere di Botticelli con quelle di artisti contemporanei vicini al suo ambito culturale, come Piero di Cosimo, Leonardo da Vinci, del quale è presente uno straordinario disegno conservato in una collezione privata americana, e soprattutto Filippino Lippi (1457 – 1504), interprete privilegiato dell’aggraziato stile rinascimentale fiorentino, coprotagonista con 16 dipinti, fra cui la Visione di San Bernardo della Badia Fiorentina, il Ritratto di musico di Dublino, l’Allegoria d’amore di collezione privata inglese, la Piet di Washington, il Noli me tangere del Seminario Patriarcale di Venezia, il Tondo Corsini conservato nella collezione della Cassa di Risparmio di Firenze, e la sua opera che meglio testimonia quell’inquieta stagione dello spirito i Santi Maddalena e Giovanni Battista dell’Accademia di Firenze.

Botticelli e Filippino Lippi: l’inquietudine e la grazia nella pittura fiorentina del 400
Firenze
Palazzo Strozzi, Piazza Strozzi 1.
Dall’11 marzo all’11 luglio.
Orario: da lunedì a giovedì ore 9 – 22; da venerdì a domenica ore 9 – 24.
Biglietti: intero € 10,00; ridotto € 8,50.
Tel. 0552645155
www.botticellipalazzostrozzi.it