Viaggi Magazine - vacanze offerte voli alberghi cartine guide foto mostre manifestazioni

Firenze, Toscana

La storia della bicicletta fra aneddoti e curiosità

Pedalando nel tempo

Archivio 2004

Data di pubblicazione: 24 April 2004

DraisinaLa mostra, al Museo di Storia delle Scienza fino al 31 dicembre, ripercorre la storia della bicicletta da inizio Ottocento ai primi anni del Novecento. Gli antichi bicicli sono accostati a stampe, poster e foto d’epoca dei Fratelli Alinari.

Dalla draisina, che nelle intenzioni del nobile tedesco Karl Drais suo inventore, avrebbe sostituito il cavallo come mezzo di trasporto personale, al bicicletto, la bicicletta vanta predecessori ingegnosi e bizzarri prima di diventare un mezzo di trasporto consueto ed ecologico. Il tutto è raccontato in questa mostra, che si sofferma anche, fra mille curiosità, sul significato simbolico e politico che i bicicli ebbero al loro apparire e sulla mutevole tipologia del “ciclista-tipo”.

Con la draisina nasce nel 1816 il concetto di bicicletta. Per metterla in moto ci si metteva in sella e si spingeva con i piedi. Dato l’enorme consumo di suole, divenne solo un passatempo per giovani aristocratici malgrado le intenzioni del suo inventore. Ma nel 1861, il francese Ernest Michaux trovò la soluzione aggiungendo un paio di pedali alla ruota anteriore e dei freni. Nonostante l’impatto delle ruote di legno contro il fondo stradale producesse fastidiose vibrazioni tanto da valergli il soprannome di “scuotiossa”, il biciclo riscosse un grande successo, sia commerciale che di pubblico.

ArielGli inglesi brevettarono nel 1869 il biciclo “Ariel”. L’impressionante diametro della ruota anteriore (che poteva raggiungere i tre metri) serviva per aumentare la distanza percorsa con un’unica pedalata, ma una volta in sella mantenere l’equilibrio e non travolgere i pedoni richiedeva un certo impegno. “Faccia da ciclista” (bicyclist’s face) era un’espressione in uso a fine Ottocento. Indicava l’aria ansiosa di chi stava per montare su un biciclo, spesso alto più di un metro e mezzo e da cui poteva cadere con effetti disastrosi per il fisico e per l’amor proprio.

ManifestoMontare un biciclo per gli uomini era sinonimo di virilità e vigore. Ma, nell’austera Inghilterra vittoriana, si riteneva che la posizione, il movimento delle vesti nel montare in sella, le spettacolari cadute non si addicessero alle donne. Furono tentate soluzioni fantasiose: dai bicicli con entrambi i pedali da uno stesso lato, ai tricicli, ai “dicicli”con grandi ruote parallele. E quando, con l’invenzione della trasmissione a catena, le dimensioni delle ruote cominciarono finalmente a ridursi, c’era ancora il problema dell’abbigliamento. Si ecogitò “l’abito razionale” per cicliste: pantaloni larghi fino al ginocchio e stretti in basso, coperti da un soprabito sufficientemente corto da non ostacolare la pedalata e abbastanza lungo da non scoprire le gambe.

Queste e molte altre curiosità nella mostra. In più è stata organizzata una competizione tra dodici draisine clonate dall’originale esposto. La gara è la mattina di domenica 25 aprile sui lungarni tra Ponte Vecchio e Ponte alle Grazie. Linea di partenza e traguardo sul Lungarno Archibusieri. Per gli atleti costume rigorosamente d’epoca.

Pedalando nel tempo
Firenze
Fino al 31 dicembre 2004
Museo di Storia della Scienza, Piazza dei Giudici 1
Orario: lunedì, mercoledì e sabato 9.30 -17.00, martedì ore 9.30 – 13.00.
Ingresso: € 6,00, ridotto € 4,00.
Info e prenotazioni: tel. 055 265311
www.imss.fi