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Faenza, Emilia-Romagna

Porcellana giapponese tra Oriente e Occidente dal 1610 al 1760

Jiki

Archivio 2004

Data di pubblicazione: 16 June 2004

124 pezzi raccontano la storia della porcellana giapponese (Jiki) del XVII e XVIII secolo, mettendo per la prima volta a confronto la porcellana prodotta per i nobili giapponesi con quella prodotta su commissione per il mercato europeo. Al Museo internazionale delle Ceramiche, dal 26 giuno al 7 novembre.

La ceramica di questo periodo viene definita genericamente Arita, dalla cittadina in cui veniva prodotta, e raggiunge il massimo splendore fra il 1610 e il 1760, anno della fine della dinastia Nabeshima. Viene suddivisa in due gruppi.

Un primo gruppo, chiamato porcellana “Nabeshima” dal nome della famiglia nobile che governava quel territorio, era pensata come oggetto d’uso delle famiglie nobili ed è una ceramica di altissimo livello per materiali, disegno e ricerca stilistica, tanto che venivano prodotti non più di cinquemila pezzi all’anno. Gli artisti che la producevano erano di fatto protetti dai governanti e mantenuti a vita per produrre in esclusiva le più alte opere. La ceramica Nabeshima era caratterizzata da colori tendenti al blu e agli azzurri, soggetti tratti dalla natura (piante, animali, la luna) e asimmetria nel decoro, con ampi spazi vuoti che si armonizzano con il semplice segno stilistico.

Il secondo gruppo è comunemente conosciuto come “Kakiemon”, dal nome del particolare rosso a base ferrosa che ne ha caratterizzato la produzione e che in seguito ha dato nome anche alla famiglia di artisti che la produceva, attiva ancora ai giorni nostri. La porcellana Kakiemon era una ceramica meno raffinata, dai disegni più vistosi e colorati, caratterizzata da una rigorosa simmetria del disegno. Eseguita in foggia giapponese, era commissionata da mercanti olandesi per il mercato europeo e fondamentalmente pensata per arredare.

Contrariamente agli artigiani Nabeshima, quelli Kakiemon dovevano sostenersi con il proprio lavoro e producevano oltre 100.000 pezzi all’anno, spesso su fogge completamente sconosciute alla tradizione giapponese (come caffettiere, vasellame da arredo e non d’uso, ciotole da barbiere…). Per esempio, gli enormi vasi d’arredo alti più di un metro che spesso ornano le residenze nobili di tanta parte d’Europa, sono oggetti totalmente sconosciuti alle nobili casate del Sol Levante e create appositamente per il mercato del vecchio continente. Talvolta gli stessi disegni riproducono paesaggi ignoti al Giappone o elementi della mitologia europea (come i centauri). Sarà nel 1650 che la porcellana Kakiemon giunge alla più completa elaborazione del suo stile

L’esposizione, presentata per la prima volta a Faenza, farà tappa, nel 2005, a Parigi e Bruxelles.

Alla mostra si affiancheranno, nel periodo estivo, tutta una serie di eventi legati alla cultura giapponese: dalla cerimonia del the, a una dimostrazione di ikebana, alla cucina, alla danza. Altri appuntamenti saranno organizzati in collaborazione con l’Istituto di cultura giapponese di Roma.
Calendario disponibile sul sito www,micfaenza.org.

Jiki, porcellana giapponese tra Oriente e Occidente dal 1610 al 1760
Faenza
MIC – Museo internazionale delle Ceramiche, viale Domenico Baccarini
Dal 26 giuno al 7 novembre 2004.
Orari: Martedi-Sabato: 9,00-19,00; Domenica e Festivi: 9,30-13,00/15,00-19,00. Lunedi: chiuso.
Ingresso: € 6,00; ridotto € 3,00.
info: tel. 0546 697311
www,micfaenza.org