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Baleari, Formentera, Spagna

Spiagge, scogliere e campi

Cuore contadino

di Flavio Grassi

 

Formentera, scoglieraNonostante un notevole sviluppo turistico negli ultimi anni, la più piccola delle Baleari rimane la meta ideale per una vacanza all’insegna della tranquillità. A patto che non vi disturbino i corpi nudi, perché sulle spiagge di Formentera il costume è quasi dovunque facoltativo.

Formentera non ha un aeroporto. Forse, il segreto del suo fascino sta anche in questo semplice dato logistico, una mancanza che ha fatto dell'isola la più appartata delle Baleari. Per venire qui bisogna necessariamente passare per Ibiza, la luccicante, mondana, trendy sorella maggiore che la tiene nell´ombra e così contribuisce a proteggerla dalla massificazione più devastante.

Intendiamoci: non è che Formentera sia qualcosa come un eremo isolato e sconosciuto. In un qualsiasi giorno d'estate qui ci sono almeno due turisti per ciascuno dei 5.000 abitanti stabili. Abitanti che ormai vivono soprattutto (ma non solo) di turismo. Inoltre, ogni giorno i vecchi pescherecci trasformati in battelli turistici rovesciano sulle coste dell´isola centinaia di irrequieti gitanti che, dopo aver sperimentato tutto il non poco che Ibiza ha da offrire, vengono in escursione anche qui, magari per passare una giornata nudi sulla spiaggia. Per non parlare dei motoscafi che rombano al largo della costa correndo a tutta velocità verso niente.

Eppure, nonostante tutto questo Formentera riesce ancora a essere un´oasi di tranquillità quasi insperata in un´estate mediterranea. Qui tutto è rilassato, compresa la questione del nudismo. È una delle mete più note fra i nudisti, ma qui non ci sono spiagge rigorosamente nudiste e quasi dovunque i bagnanti che volgiono farsi un'abbronzatura integrale e quelli che preferiscono tenersi il costume stanno insieme senza darsi fastidio. Il motto è “fate come vi pare”

Le sue spiagge sono bellissime, le più belle delle Baleari, ma l´isola è piccola (appena 80 chilometri quadrati), e quasi metà della sua superficie è area protetta, quindi lo sviluppo turistico è stato forzatamente limitato. Dove era possibile, soprattutto lungo le spiagge della costa nord-ovest, sono stati costruiti i soliti grandi alberghi e residence internazionali. Ma paradossalmente queste strutture hanno finito per proteggere l´isola più di quanto la loro (a volte impressionante) bruttezza ne abbia deturpato il paesaggio. Perché buona parte dei vacanzieri passa le giornate nel recinto rassicurante del resort con gli ombrelloni e il bar a portata di mano. E mentre i più sorseggiano la loro aranciata leggiucchiando l´ultimo giallo il resto dell´isola è a disposizione di chi è disposto a pedalare un po´ per trovare gli angoli più belli.

Su un´isola lunga 23 km per 17 nel punto di massima larghezza non è sorprendente che la bicicletta sia il mezzo di trasporto più usato. Si noleggiano un po´ dovunque: all´interno dei complessi turistici ma anche presso i molti noleggiatori indipendenti sparsi qua e là, soprattutto nelle vicinanze del porto di La Savina, dove attraccano i battelli provenienti da Ibiza. Certo si possono noleggiare anche automobili, ma è abbastanza inutile: se proprio uno non se la sente di pedalare meglio optare per un motorino. Qualunque mezzo di trasporto si scelga, vale davvero la pena di non lasciarsi coinvolgere nel torneo di beach volley per dedicare almeno una parte della vacanza a scoprire l´isola.

Formentera è costituita da una striscia di terra che unisce due nuclei più elevati che sarebbe esagerato definire altipiani: quello di La Mola, a est, arriva a 192 metri sul livello del mare, mentre Cap de Berbería, a sud-ovest raggiunge appena i 113 metri. Prima che arrivasse il turismo l´isola viveva di pesca e, soprattutto, di agricoltura: i romani la battezzarono Frumentaria per la straordinaria quantità di grano che produceva grazie al suo clima ideale e alla terra piatta e fertile. Ma la dolcezza della vita su Formentera era già stata scoperta molto prima dell´arrivo dei Romani: il più antico monumento preistorico dell´isola è un dolmen che è stato datato intorno al 1600 a.C. Si trova a Ca Na Costa, fra il porto di La Savina e Es Pujols, ed era quasi sicuramente un monumento funerario. A Cap de Berberìa è stato scoperto un insediamento risalente più o meno alla stessa epoca: tracce di una popolazione di cui non si sa nulla se non che aveva una civiltà piuttosto avanzata (conoscevano la ceramica e il bronzo) e che, più tardi, fu spazzata via dai Cartaginesi, prima che questi fossero a loro volta soppiantati dai Romani. In seguito, nessuno dei dominatori mediterranei del momento ha rinunciato a invadere questa isola tanto piccola quanto preziosa: Vandali, Bizantini, Normanni, Arabi, Vichinghi, Catalani. Finché verso la fine del 1500 le continue incursioni convinsero i contadini che non valeva la pena di coltivare il grano per farselo regolarmente portare via dai pirati e per quasi due secoli l´isola restò praticamente disabitata.

Nei pressi di Es Calò, un minuscolo paesino lungo la statale che attraversa l´isola da est a ovest, ci sono i resti di una fortezza romana con torri di avvistamento che si possono ancora vedere. Trovarla non è difficile, ma occorre farsi indicare il sentiero da qualcuno, perché non è segnalata. Un altro ricordo dell´epoca romana è il Camí Rom un bel sentiero che sale a La Mola attraverso il bosco. In molti tratti conserva ancora l´acciottolato originario ed è una passeggiata poco faticosa (è lunga solo un chilometro e mezzo) e piacevolissima. Se vi piace camminare è il modo migliore per evitare anche quel poco di affollamento che si trova nei pressi del faro di la Mola, forse il punto più visitato dell´isola.

Oltre il faro, costruito nel 1861, l´isola finisce improvvisamente con una scogliera a picco sul mare. Qui ci vengono tutti, almeno una volta; lasciano la bicicletta appoggiata al muretto di cinta e arrivano sull´orlo del precipizio per poi stare a lasciarsi accarezzare dalla brezza tiepida guardando le barche passare al largo.

Quello che invece non fa quasi nessuno è proseguire a piedi oltre il faro per scendere fino alla spiaggia di La Mola, una delle più belle e intatte dell´isola. Anche perché raggiungerla non è proprio agevolissimo. Ma i volenterosi che se la sentono di affrontare il sentierino che partendo dal faro scende tra le rocce fino ai piedi della scogliera vengono ampiamente ripagati dalla spiaggia e dal mare. Quando sei lì sotto non vorresti più andartene: e non è certo il pensiero del sentiero da rifare in salita a trattenerti fino al limite estremo della giornata, anche sapendo che poi dovrai rifare la strada per l´albergo al buio.

Il mattino dopo hai già dimenticato la fatica, e anche le punture delle zanzare che hanno banchettato su di te mentre tornavi ti sembrano un piccolo prezzo per una giornata su quella spiaggia. Vorresti tornarci subito. Poi, però vince la curiosità: ci sono tanti altri posti da visitare, altre spiagge su cui sdraiarsi. Come le spiagge gemelle di Illetes e Levante che occupano rispettivamente il lato est e ovest della stretta lingua di terra che si protende a nord, verso Ibiza. Si può scegliere l'una o l'altra a seconda di come tira il vento: di solito quando il mare è increspato da un lato è perfettamente piatto dall'altro, così non si sbaglia mai. Qui non aspettatevi la solitudine: queste sono le spiagge più famose e frequentate dell´isola, con tanto di chioschi per bibite e noleggiatori di canoe e windsurf. Ma non importa, la sabbia bianchissima e la luce riflessa dal fondale basso che illumina da sotto la superficie del mare e le vele colorate dei windsurf sono uno spettacolo da non perdere. E poi anche qui basta spostarsi di poco per trovare punti meno frequentati, al riparo di ciuffi di pini e ginepri.

Alle spalle delle spiagge ci sono le antiche saline che un tempo erano una delle più importanti risorse economiche dell´isola. Oggi sono abbandonate ma il paesaggio lunare della distesa di sale che in certi periodi dell´anno si colora di rosa è affascinante. Se amate gli uccelli poi, il parco naturale delle saline vale da solo un viaggio a Formentera: nel periodo delle migrazioni è una processione infinita di stormi che fanno sosta qui per rifocillarsi con le larve e i piccoli granchi che vivono nelle pozze salate.

Oltre la cima del promontorio sorgono gli isolotti che danno il nome alla Playa Illetes. Il più grande, l´Illa Espalmador, è appena poche bracciate più in là della riva. Ma durante la bassa marea non è nemmeno necessario nuotare: si può raggiungere camminando sul fondo, con l´acqua che al massimo ti arriva alle spalle. L´isolotto è un disco di sabbia tenuto insieme dai ginepri. Nel centro si apre una minuscola laguna sulfurea dove si possono fare fanghi che pare siano molto salutari. Non c´è altro e fino a poco tempo fa qui si poteva stare abbastanza sicuri di dividere la spiaggia solo con i conigli selvatici e pochi altri bagnanti. Ora però la bellezza del posto non è più un segreto e nei periodi di alta stagione succede abbastanza frequentemente di vedere gruppi di escursionisti che sbarcano dalle lance a motore.

Un´altra spiaggia incantevole è a Cala Sahona. Protetta da una piccola baia a mezzaluna, è l´unica interruzione nella scogliera che chiude la costa ovest, e il contrasto fra l´azzurro del mare e il rosso degli scogli è uno spettacolo di grande effetto.

Ma per cogliere lo spirito della vecchia Formentera bisogna abbandonare le spiagge e inoltrarsi all´interno. Il capoluogo dell´isola, Saint Francesc Xavier, è un paesino di poco più di mille abitanti, ormai quasi tutti impiegati nel turismo: se ci venite fuori stagione ha l´aria vagamente inquietante di una città fantasma, ma in estate è piena di vita. È da qui che nella prima metà del Settecento è cominciato il ripopolamento dell´isola. Siccome il problema dei pirati era ancora tutt´altro che risolto, la prima costruzione, la chiesa intorno a cui è sorto il borgo, è una vera e propria fortezza dove i contadini potevano ammassare il raccolto e rifugiarsi in caso di razzie.

Ancora più interessanti sono i piccoli villaggi sparsi fra i campi dell´interno: un mulino, un pozzo, quattro case e un qualche capra detro i muretti a secco. Qui i contadini continuano a fare i contadini come sempre, come se il turismo non fosse mai arrivato.

Qua e là fra i villaggi si incontra qualche casa isolata, più grande delle abitazioni dei contadini. Sono le vecchie ville fatte costruire dai ricchi spagnoli nei tempi in cui la vacanza si chiamava villeggiatura ed era un privilegio di pochi. Più che vere ville sono casone di campagna, quasi sempre lontane dal mare, perché in quei tempi l´abbronzatura non era ancora in voga. Per decenni sono rimaste chiuse, poi qualche giovane catalano ha cominciato a riscoprire il gusto di passare un paio di settimane in una di queste case appartate dove i mobili un po´ acciaccati e l´intonaco scrostato contribuiscono all´atmosfera. In breve tempo è diventata quasi una moda: ora molte si possono affittare. Non sono economiche, ma ci si può andare in tanti e passare una vacanza così, con il mare a due passi e una casa nel cuore contadino di quest´isola antica dove passare la serata con gli amici fra barbecue e karaoke intorno al fuoco è un buon modo per dimenticare lo stress della città.