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Cicladi, Grecia

Una carrellata su alcune delle più belle isole dell’Egeo

Le isole del vento

di Flavio Grassi

 

Cicladi, IosNonostante la grande presenza di vacanzieri, mete ormai classiche del turismo estivo come Mykonos, Santorini, Tinos, Ios conservano intatto il loro fascino fatto di paesaggi aspri e casette candide che si stagliano contro il blu intenso del mare. Ma anche di testimonianze storiche come le rovine dei templi di Delos, l’isola sacra nel centro dell’arcipelago che la nasconde come un cerchio protettivo.

Delos è l'unico posto al mondo dove la morte sia vietata per decreto. Il divieto, che si estende anche al nascere, risale a 2500 anni fa quando gli Ateniesi, padroni dell'isola, decisero che le la nascita e la morte umane dovevano essere considerate profanazioni intollerabili per la terra che aveva visto entrare nel mondo due divinità importanti come Apollo e Artemide. Delos fu purificata dissotterrando e trasportando altrove le ossa dei morti. Gli abitanti vivi furono senza troppi complimenti deportati in Asia Minore. Da allora Delos è rimasta disabitata e oggi l'isola sacra, dove per secoli si continuarono a costruire case non per gli uomini ma per gli dei, è uno dei più grandi e affascinanti musei all'aperto del mondo.

Il nome Delos significa “vista chiaramente”. Secondo la leggenda, all'alba dei tempi era il contrario, l'isola si chiamava “A-Delos”, era l'isola invisibile che vagava sui flutti come nelle più recenti storie di vascelli fantasma. Poi in una delle sue scappatelle extraconiugali Zeus seduce la bella fanciulla Latona che poi, come al solito, viene subito abbandonata. Ma il divino piacere non è mai senza frutto. Così, giunto il momento, la povera ragazza madre vaga disperata alla ricerca di un posto sicuro per partorire. Forse in preda a un tardivo soprassalto di coscienza, il padre degli dei decide di procurarle un rifugio: fa affiorare l'isola invisibile e la fissa alla vicina Mykonos con catene di diamante.

E proprio da Mykonos si può raggiungere Delos, attraversando lo stretto canale che le separa con un moderno traghetto o a bordo di un caicco, le tradizionali imbarcazioni dei pescatori. Mezzo di trasporto più suggestivo ma anche meno comodo, soprattutto preché sul canale soffia quasi sempre il meltèmi. Una volta approdati a Delos il vento non si sente più, come se insieme alle mitiche catene adamantine, Zeus avesse provveduto anche a installare un invisibile schermo protettivo.

A Mykonos invece il meltèmi non ti abbandona mai. Soffia, a volte rinfrescante, a volte insopportabile, per 200 giorni all'anno. Non è certo un caso se il simbolo dell'isola sono i mulini a vento. Sono dovunque e da sempre garantiscono una abbondante produzione di farina. Tanto che nell'antichità il pane di Mykonos era famoso, ed era uno dei principali motivi per cui le navi che solcavano l'Egeo attraccavano all'isola, rendendola uno dei più importanti scali commerciali.

Le pale dei mulini a vento però non sono l'unica caratteristica dell'architettura di Mykonos. Questa è anche l'isola dalle innumerevoli chiese: la leggenda popolare vuole che siano 365, una per ogni giorno dell'anno. Quasi tutti sono concordi nel ritenere che sia un numero esagerato, ma nessuno pare essersi preso la briga di contarle per smentire o confermare la tradizione, tanto meno noi. In fondo, che importa. Sono tante, le cupole azzurre (o, a volte, rosa) creano un bellissimo contrasto con il candore abbagliante dei muri delle casette. E poi, che uno sia credente o meno, è bello pensare ogni giorno abbia il suo speciale luogo di preghiera, e va bene così.

Mykonos non è famosa solo per i mulini a vento e le chiese: è anche l'isola dei corpi nudi sulle spiagge. Per lo più corpi maschili, perché da anni è una delle mete più frequentate del turismo gay. E, dopo il tramonto, locali aperti a tutte le ore per mangiare, bere, incontrarsi, divertirsi e ballare con ogni genere di musica, in una sarabanda senza fine.

Per un altro degli infiniti curiosi contrasti che caratterizzano il suolo ellenico, insieme a turisti gay provenienti da tutto il mondo, a Mykonos si trovano anche un gran numero di famigliole ateniesi, per le quali è una delle mete di vacanza preferite.

Vagando per l'isola non si può fare a meno di imbattersi in un suggestivo antico quartiere che si chiama Enetika. Cioè Venezia. Nome che appare subito appropriato, dato che le case di questa piccola Venezia hanno le fondamenta immerse nell'acqua come quelle della città lagunare. E anche i balconi ricordano quelli della Serenissima. Ma questo è solo l'aspetto più superficiale. Perché la somiglianza architettonica non è la principale causa del nome. Il fatto è che in tutte le Cicladi la presenza veneziana si sente ancora. Al punto che gli abitanti dell'arcipelago hanno cognomi come Ferrera e Malatesta e usano parole italiane, come “inventario”, “cucina” e molte altre, senza nemmeno rendersi conto che non appartengono alla lingua greca.

La conquista veneziana delle Cicladi fu una faccenda privata gestita in proprio dalle grandi famiglie della città. Nei primi anni del 1200 il doge Pietro Ziani emise un decreto per autorizzare ogni veneziano che disponesse dei mezzi sufficienti a tentare di impadronirsi di un'isola greca. La Repubblica prometteva di riconoscere la signoria del conquistatore a condizione che questo si dichiarasse subordinato a Venezia e si impegnasse a difenderne gli interessi in caso di necessità.

Detto fatto. Presto ogni isola ebbe il suo signore veneziano che prima di tutto pensò a costruirsi una fortezza per mettersi al riparo dai pirati che a quei tempi infestavano ogni angolo dell'Egeo. Alcuni storici ritengono che proprio la preoccupazione per la frequenza degli assalti alle navi commerciali fosse alla base dell'autorizzazione alla conquista, nella speranza che una solida presenza veneziana rendesse più difficile la vita dei pirati.

Il risultato fu raggiunto, e i veneziani dominarono incontrastati per alcuni secoli. Più tardi, però, quando gli attacchi non venivano più da isolate bande di pirati, ma dagli organizzatissimi eserciti ottomani, e l'impero della Serenissima era in piena decadenza, non ci fu nulla da fare. Una dopo l'altra, i Turchi presero tutte le isole. Tinos, l'ultima, diventò turca agli inizi del 1700, mentre nei sontuosi palazzi della capitale si festeggiava in allegria e l'antica potenza si dissolveva come la nebbia col vento.

Quando l'impero era ancora in espansione, negli anni della conquista delle isole, emersero singolari figure di nobili avventurieri. Come Marco Sanudo. Il decreto del doge non diceva che ciascun veneziano potesse impossessarsi di una sola isola, così Sanudo pensò bene di conquistarne ben cinque: Milos, Sifnos, Kithnos, Paros e la più grande fra le Cicladi, Naxos.

Se la piccola, silenziosa Delos ha visto la nascita di Apollo, dio del sole e della ragione che tutto illumina, la montuosa Naxos è la terra natale della sua controparte: Dioniso, il dio della vitalità carnale e sregolata, dell'ebbrezza, del puro godimento. Ma Naxos è anche l'isola dove ebbe fine una delle più famose e brevi love story tramandate dagli antichi miti: quella fra Teseo e Arianna. D'altra parte, è difficile pensare che una coppia come quella potesse funzionare a lungo. Lei era troppo intelligente per quei tempi. E magari mentre navigavano sulla via del ritorno ad Atene avrà commesso l'errore di ricordare all'innamorato che se lui aveva potuto uscire dal labirinto dopo aver ammazzato a tradimento quella povera bestia del Minotauro che non aveva nemmeno una spada, lo doveva a lei e alla sua geniale invenzione del gomitolo di filo. Che a noi adesso pare una cosa scontata, ma valla a pensare la prima volta. Teseo, suscettibile e vanaglorioso come tutti quegli antichi eroi, deve aver deciso che non ne voleva sapere di dividere l'onore della sua impresa con una donna e la scaricò su uno scoglio. Dove la trovò e trasse d'impaccio il buon Dioniso.

Si può dire che non ci sia isola greca che non abbia la sua collocazione nel mito. Ma ce n'è una che è forse all'origine del più affascinante dei miti di tutti i tempi: quello di Atlantide, il mondo scomparso. È Santorini, l'isola a falce di luna.

In epoca preistorica era un piccolo isolotto. Poi si ingrandì con la lava depositata dall'eruzione di un grande vulcano. Si popolò, diventò un importante centro dell'impero minoico cretese. Un giorno, 3500 anni fa, la terra comincia a sobbalzare. Gli abitanti si gettano in acqua, cercano di fuggire verso le isole vicine. Non ne hanno il tempo. Quella che li sorprende mentre remano su un mare già agitato non è una qualsiasi eruzione. Il vulcano esplode con la potenza di un intero arsenale atomico. In un attimo l'intera isola viene polverizzata e lanciata in alto nell'atmosfera. Gigantesche onde di maremoto inghiottono i fuggiaschi, devastano le coste delle isole vicine. Il cielo resta oscurato a lungo, il clima cambia. Poco dopo, la civiltà minoica, che era arrivata al suo massimo splendore, decade e scompare. È proprio questa, secondo una recente interpretazione, l'origine del mito di Atlantide, come ci è poi stato tramandato da Platone.

Santorini è una parte del bordo dell'immenso cratere lasciato da quella antica esplosione. Il resto è sommerso. Ma quello che affiora sulla superficie blu del mare è uno spettacolo da togliere il respiro. Gli antichi la chiamavano Kallist “la bellissima”. È un grande anfiteatro di lava nera e rossa che si proietta nel cielo con pareti a strapiombo alte 300 metri.

Panorami stupendi, spiagge candide, mari cristallini. Questo sono le Cicladi di giorno. E, alla fine della giornata, taverne dove gustare un bicchiere di ouzo lasciandosi cullare dai più emozionanti tramonti che sia dato vedere, in attesa di una cena a base di pesce fresco e retsina.

Non dovunque, però la giornata finisce così presto e in maniera così tranquilla. Certo non a Ios, teatro della più scatenata vita notturna. Chissà cosa ne penserebbe Omero. Il pensiero non viene a caso. Ben sette isole si contendono l'onore di aver dato i natali al poeta cieco. Ma tutti sono concordi nel ritenere che la sua tomba sia proprio qui, a Ios.

Già: chissà che effetto farebbero al vecchio aedo il rock, le luci psichedeliche, i videoclip. Non è detto che ne sarebbe scandalizzato. In fondo anche lui, a modo suo, era uno showman.



Vedi anche:

Guida Grecia

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