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Barcellona, Spagna

Visitare la città con l’aiuto di guide d’eccezione

Nove personaggi in cerca di una città

di Flavio Grassi

 

Sagrada Familia

Un libraio diventato ristoratore; una giovane impiegata bancaria; un pensionato appassionato di danza tradizionale; un barista; un detective immaginario: sono alcuni dei personaggi che ci accompagnano in una insolita visita di Barcellona.

Il libraio innamorato

La vita era bella per Ernest Nuñez. Aveva una fidanzata di cui era follemente innamorato. Aveva i libri della sua splendida libreria antiquaria. E poi le lunghe serate a parlare di arte e politica con gli amici sorseggiando un bicchiere di robusto vino rosso e fumando un sigaro raro. Era come film di cui non si vuole mai arrivare alla fine. Un giorno la pellicola si spezzò e Nuñez si trovò nel buio. La fidanzata l'aveva lasciato. I libri, i vini, la politica, persino gli amici: tutto gli ricordava quell'amore perduto e tutto era troppo doloroso. Prima che le sue passioni svanissero nel grigio uniforme della depressione, decise di cambiare vita e aprì un ristorante. Lo fece a modo suo e senza abbandonare la libreria che anzi diventò la fonte principale della sua ispirazione culinaria. Gli antichi libri di cucina furono dirottati dagli scaffali di vendita a una collezione privata all'interno del ristorante. Oggi più che una cena, una visita all'Ateneu Gastronòmic è un viaggio nella storia dei sapori mediterranei. Senza concessioni alla nostalgia: passato e presente convivono nei piatti come nell'atmosfera del locale, allestito con la collaborazione di un artista d'avanguardia all'interno di un palazzo medievale. E il tutto con una ventina di euro a testa (salvo che vi lasciate tentare dai vini più costosi o dai pezzi più rari della collezione di cognac). Ateneu Gastronòmic, Plaça Sant Miquel 2 bis (Tel. 93 3021198, www.ateneu.com). Ricordate di prenotare: l'Ateneu ha molti clienti affezionati.

Brucia detective, brucia

Se Ernest Nuñez usa i libri per infiammare la sua fantasia culinaria, Pepe Carvalho li usa per accendere il fuoco nel suo caminetto. Carvalho è il disilluso detective protagonista dei romanzi di Manuel Vasquez Montalban: vive solo nei libri e quel suo strappare una pagina dopo l'altra dai volumi della sua ricchissima biblioteca per accendere la legna è come un lento suicidio. Però è un'autodistruzione che, da buon barcellonese, Pepe consuma cucinando prelibatezze, scolando bottiglie di grandi vini e godendosi la compagnia della bellissima Charo, la sua quasi-fidanzata che esercita la professione di prostituta di lusso nel Barrio Chino.

Dopo la trasformazione della città in occasione delle Olimpiadi del 1992, per la verità, il vecchio quartiere a luci rosse è piuttosto addomesticato, almeno in rapporto alla sua antica fama. Però il Barrio Chino (il cui nome ufficiale è Raval) ha conservato una certa atmosfera trasgressiva e vi si trovano locali di notevole fascino. Imperdibili il Bar London (Nou de la Rambla 34) e il Pastis (Santa Monica 4). Il primo è un gioiello dell'architettura modernista dove un tempo si esibivano artisti da circo, come ricorda il trapezio appeso nella sala. Oggi si ascolta musica jazz e rock dal vivo. Il Pastis è un piccolo locale di grande atmosfera che ha avuto anche Pablo Picasso fra i suoi clienti fissi. Varcate la soglia e vi sentite teletrasportati nella Parigi esistenzialista del dopoguerra. Musica e bevande rigorosamente francesi. C'è anche una sterminata collezione di dischi di Edith Piaf.

L'albero senza radici

Quando passeggiate sulla Rambla, dove Pepe Carvalho ha l'ufficio e nel cui coloratissimo mercato si svolgono molte delle sue indagini, è facile che non vi accorgiate di Jordi finché non siete molto vicini. Perché Jordi è un albero e quasi si confonde in mezzo agli altri alberi che crescono lungo il viale pedonale più famoso di Barcellona. Il mimo che ha scelto questo originale travestimento è uno dei moltissimi artisti di strada che fanno della Rambla un vivace teatro a cielo aperto con spettacoli a qualsiasi ora del giorno e della notte. E se mentre passeggiate fra i coloratissimi chioschi del mercato dei fiori o sostate incantati di fronte a una bellissima Cleopatra che si lascia fotografare immobile fra due turisti all'improvviso sentite gridare forte come se si stesse scatenando una rissa, non allarmatevi: si tratta quasi sicuramente di un gruppo di clown che sta cominciando la sua recita. Seguite la folla che si raduna intorno a loro e divertitevi. La Rambla (o meglio le Ramblas) è una lunga sequenza di viali pedonali che, partendo dal cuore della città vecchia, scende dolcemente fino al mare tagliando in due Barcellona. Percorretela in orari diversi per vedere i suoi aspetti mutevoli. E non dimenticate di mettere nel borsellino una scorta di monete da 50 cent e 1 euro per gli artisti di strada che vi piaceranno di più.

Il mondo su una panca

Giudicando dai libri che sbucavano dallo zainetto aperto accanto a lei, i genitori della ragazza pensavano che a quell'ora lei fosse a scuola. Era il mattino di un mercoledì qualsiasi e c'era poca gente al Parc Gruell. La ragazza che aveva marinato la scuola leggeva raggomitolata in fondo a un'ansa, con i lunghi capelli rossi che sfioravano le pagine del suo libro. Poco più in là un chitarrista suonava Bach, più per se stesso che per gli occasionali passanti che si avvicinavano e depositavano una moneta nella sua ciotola. Dall'altra parte un giovane con i capelli scolpiti dal gel e un impeccabile abito scuro parlava al cellulare prendendo appunti sul margine di un fascicolo fotocopiato. Due anziani turisti giapponesi si sedevano impettiti una accanto all'altro per farsi fotografare. Una mamma teneva per i fianchi il bimbo che si sporgeva oltre lo schienale per guardare gli alberi sotto di lui. Tutti insieme sulla lunghissima panchina che con le sue volute da serpente marino orla la terrazza principale del Parc Guell di Gaudí. Vero inno alla fantasia, il parco doveva far parte di un complesso residenziale comprendente una sessantina di ville, ma il progetto non ebbe la fortuna commerciale sperata e fu abbandonato dopo la costruzione di due sole abitazioni, una delle quali fu abitata dallo stesso Gaudí. Se potete, evitate i pomeriggi del fine settimana, quando è quasi sempre molto affollato: rimane bellissimo, ma rischiate di perdere il senso di pace che la visionaria mescolanza di natura, elementi architettonici classici e decorazioni fantastiche riesce a comunicare. E nella folla vi potrebbe sfuggire il sorriso pieno di futuro sul viso della ragazza dai capelli rossi quando lei solleva il viso dal suo libro per salutare il fidanzatino che l'ha raggiunta.

Una vita di corsa

Gina non ama molto Pepe Carvalho e la sua Barcellona nostalgica del passato. Gina è giovane, lavora in banca e vuole diventare un broker finanziario. Nella sua camera da letto invece delle foto di cantanti e attori tiene un poster grande poster che riproduce una citazione, la parabola della gazzella e il leone «Ogni Mattina in Africa una gazzella si sveglia, sa che deve correre più in fretta del leone più veloce o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa un leone si sveglia, sa che deve correre più della gazzella più lenta o morirà di fame. Quando il sole sorge, non importa se sei un leone o una gazzella: è meglio che cominci a correre.» Gina prende la prescrizione alla lettera: si sveglia presto e si prepara alla sua frenetica giornata facendo jogging ogni mattina. Il suo unico rammarico è di non poterlo fare sempre nel parco di Montjuïc perché abita troppo lontano. Rimedia nel fine settimana, e spera che un giorno guadagnerà abbastanza per potersi permettere una casa in mezzo al verde di questa collina simbolo del rinnovamento urbanistico della Barcellona post-olimpica. Da sempre orgoglio della città, Montjuïc era diventata una zona degradata con un vecchio stadio fatiscente e i vecchi palazzi storici in pessime condizioni. Qui fu costruito il villaggio olimpico e questa oggi è una delle aree più belle della città. A parte gli impianti sportivi e molti ristoranti e locali di classe, vi si trovano cinque musei, fra cui la splendida Fondazione Miró, che ospita la più completa esposizione permanente dedicata all'artista catalano, e il Palau Nacional, con la sua grande collezione di arte catalana.

Dove nasce una passione

Anche Silvia non ama stare ferma. Ma lei ha già il lavoro che sognava da piccola e la carriera non le interessa: spera solo di poter continuare a fare la sua vita. Silvia è una hostess ferroviaria, lavora per la Wagons Lits girando per tutta l'Europa. Il suo lavoro si svolge di notte e quando il treno arriva a destinazione lei ha tutta la giornata libera per visitare la città. Prima di riuscire a realizzare il suo sogno, Silvia sfogava la sua passione per i viaggi e i treni passando ore nel luogo dove è nata: fra gli scaffali della libreria Altaïr (Gran Via 606), la più grande libreria specializzata in viaggi d'Europa. Qui trovate in varie lingue tutto quello che è stato scritto su Barcellona, oltre a una impressionante collezione di libri fotografici, carte geografiche e mappe di ogni angolo del mondo e tutto ciò che ha a che fare con la natura, l'antropologia e i viaggi. Vi dovranno trascinare fuori.

Danzare un'identità

Quello che per l'ambiziosa Gina è il simbolo di una inutile e fastidiosa nostalgia e per l'irrequieta Silvia un'idea carina che non ha mai trovato il tempo di mettere in pratica per Sebastià è una ragione di vita. Ora che è in pensione, Sebastià può dedicare tutto il suo tempo a perfezionare la difficilissima arte della sardana, e spera di diventare un bravo conduttore dei cerchi di danzatori. Intanto si allena con gli altri della sua associazione e ogni domenica mattina partecipa alla grande sardana popolare sulla piazza della Catedral de la Seu, nel cuore del Barri Gotic, il centro storico di Barcellona. Se siete a Barcellona nel fine settimana dovete assolutamente trovarvi di fronte alla cattedrale di domenica mattina. Quando vedete arrivare un gruppo di musicisti è il momento. Osservate le persone intorno a voi. Mentre i musicisti si preparano una corrente anima la piazza. Tutti interrompono le conversazioni, c'è chi si siede per cambiarsi le scarpe indossando un paio di espadrillas o di vecchie scarpe da ginnastica. Chi ha una borsa la abbandona in un angolo, si forma un cerchio. Poi la musica comincia a suonare. Sono note strane che vengono da un tempo lontano. E comincia la danza. Lenta, spasmodicamente misurata, ipnotica. Alla spicciolata arrivano altre persone che si uniscono al gruppo. Quando il cerchio diventa troppo largo si divide in due, e poi di nuovo, finché la piazza è piena di cerchi umani che oscillano restando sempre nello stesso punto. In un mondo di tradizioni recitate a uso e consumo dei turisti, la sardana è quanto di più lontano si possa immaginare da una rappresentazione turistica. In piazza danzano insieme uomini e donne di ogni età e ceto sociale, partecipare alla sardana è affermare che si è tutti soprattutto catalani, una affermazione di identità nazionale tanto forte che aveva portato il franchismo a tentare (inutilmente) di proibirla.

Dopo che avrete assistito a questo squarcio sul passato in presa diretta non vorrete fare altro per il resto della giornata che restare nel Barri Gotic e vagare senza meta fra le sue tortuose viuzze medioevali curiosando nei negozietti di antiquariato. Sarà una giornata che non dimenticherete.

Vita da spiaggia

Come l'aspirante consulente finanziaria, Daniel non è tipo da sardana. Pensa che sia una cosa da vecchi e se gli dite che ci sono anche molti ragazzi giovani che la danzano risponde che comunque sono noiosi peggio dei vecchi. Ma anche lui non si allontana quasi mai dalla sua città. Fa il barista in un caffè sulla Rambla e nella bella stagione, che qui è lunghissima, passa le sue giornate di libertà in spiaggia. «Non capisco perché di tutti i turisti che vengono a Barcellona solo pochi vengono in spiaggia», osserva. Ma non se ne lamenta. Con l'aria furba aggiunge per lui va bene, così può fare la corte alle ragazze straniere mentre lavora e quando è in spiaggia dedicarsi alle chicas catalane. È giovane, Daniel, ma qualcosa ricorda di quando era piccolo e Barcellona aveva dimenticato di avere il mare. Delle centinaia di interventi urbanistici che hanno cambiato l'aspetto della città in preparazione delle Olimpiadi, il recupero del litorale è stato sicuramente il più vistoso. Tutta la fascia di fronte al mare era occupata da edifici industriali abbandonati, case popolari fatiscenti, discariche abusive. La bonifica fu come l'abbattimento di un muro. D'improvviso Barcellona sentì la brezza del mare e si ricordò di essere una città mediterranea. Da allora non l'ha più dimenticato e oggi è l'unica metropoli europea dove si possa prendere la metropolitana in centro e arrivare a una bellissima spiaggia: quattro chilometri di sabbia tenuta perfettamente pulita di fronte a un mare limpidissimo che non ha niente da invidiare a molte località balneari. Certo: non si va a Barcellona per la spiaggia. Ma chissà perché no, poi.

Si vive una sola volta

Ricordate le vertigini di James Stewart nel film «La donna che visse due volte?» Se siete come lui forse dovreste rinunciare alla veduta dall'osservatorio sulla torre di Collserola. Ma sarebbe un vero peccato. Costruita (tanto per cambiare) in occasione delle Olimpiadi del 1992, la torre delle telecomunicazioni che domina Bacellona dalla cima della collina Tibidabo è opera dell'architetto inglese Norman Foster. Il belvedere è posto a 135 metri di altezza e si raggiunge con un ascensore panoramico che compie la salita in poco meno di tre minuti. Mentre salite vedrete il panorama allargarsi sempre di più e una volta in cima nelle giornate limpide lo sguardo arriva fino ai Pirenei. Se l'idea di vedere Barcellona dall'alto vi piace ma non ve la sentite di affrontare la torre, prendete una delle funivie cittadine. Bellissima soprattutto quella che partendo da un molo del porto passa sopra tutta la baia e arriva sullo spettacolare belvedere di Montjuïc. In ogni caso, cercate di lasciare la visita dall'alto per l'ultimo giorno della vostra permanenza: riconoscere da una diversa prospettiva i luoghi che avete già visitato dal basso è metà del divertimento.