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Brescia, Lombardia

Monet, la Senna, le ninfee

Il grande fiume e il nuovo secolo

di Flavio Grassi

Archivio 2004

Data di pubblicazione: 20 October 2004

Claude Monet, Ninfee, 1914-1917 Tre anni dopo l’ultima grande mostra italiana dedicata a Monet, Brescia propone dal 22 ottobre al 20 marzo una esposizione ancora più importante, con opere provenienti dalle più prestigiose collezioni pubbliche e private del mondo. Per la prima volta la mostra è concentrata su un tema fondamentale per l’opera del grande impressionista come il rapporto con la Senna, tema spesso affrontato dagli studiosi accademici ma mai finora portato all’attenzione del grande pubblico.

Monet come in Italia non si è mai visto: una grande mostra che apre la lunga stagione che Brescia dedica, tra l'altro, ai grandissimi dell'impressionismo. L'esposizione, a cura di Marco Goldin, presenta circa 100 dipinti che evidenziano il percorso di Claude Monet da una visione descrittiva e naturalistica fino alla dissoluzione del riferimento di natura, rappresentato dalla Senna, dentro la materia, la luce e il colore.

Claude Monet, Il bacino delle ninfee - armonia verde, 1900 Fin da certe prove degli anni sessanta del XIX secolo, la Senna resta come un filo rosso nell'opera di Monet, segnandone molto spesso le svolte più importanti e decisive. Sarà quindi lungo il fiume che Monet darà vita a tanti dei suoi quadri più celebri, offrendoci la possibilità di valutare con attenzione il suo procedere verso una interiorizzazione dell'immagine come se alla fine, la natura e il paesaggio sorgessero in lui non più dalla visione esteriore ma da una contemplazione interiore. Monet arriva a deviare il corso del fiume per creare, nella sua mente prima ancora che nella realtà, l'artificio della natura. Le ninfee, lo stagno, il ponte giapponese, diventano la trascrizione nuova di ciò che nei decenni precedenti la Senna aveva rappresentato per lui, con tutti i cambiamenti importanti che già si vedono nell'ultimo decennio del XIX secolo.

Claude Monet, Il ponte della ferrovia ad Argenteuil, 1874 Ma al principio, dopo una sorta di apprendistato con Boudin e Jongkind in Normandia, davanti al mare di Le Havre; e dopo il passaggio attraverso la foresta di Fontainebleau, che diventa per lui il primo vero atelier nella natura, Monet inizia quel lungo canto disteso ai lati, e fin dentro, le acque della Senna. Dalle prime descrizioni del fiume, nei pressi della foce, tra Le Havre e Honfleur, fino alla contaminazione con l'acqua del mare: e proprio questo spazio indistinto, che è fiume e mare insieme, è oggetto di alcuni tra i primi quadri. Poi il fiume che attraversa Parigi, nella musicalità affollata del rigoglio fiorito della gente che invade le strade, fino alla identificazione di quel fiume con la natura, con il suo splendore.

Il fiume diventa così, poco per volta, la lente per comprendere la grandezza e l'evoluzione del pittore, che la mostra presenta con molti esempi, fra i quali alcuni capolavori assoluti. Fino alla serie celebre, tra 1896 e 1897, dedicata ai Mattini sulla Senna, quando la visione partecipata del reale sta già virando verso la dissoluzione delle forme diventate realtà della non realtà.

L'idea di Monet di deviare il corso del fiume per costituire l'artificio della natura, è mostrata da alcuni quadri famosi, dai Ponti giapponesi alle Ninfee. La Senna, il filo conduttore alla base di questa mostra, si spegne in queste finali acque stagnanti. Trasformata nella luce di un divenire che è tempo e spazio insieme. Ecco perché occorreva, alla conclusione della mostra, indicare anche l'acqua di Giverny come ulteriore spazio di una grandezza pittorica che aveva già toccato vertici sublimi. Perché è il fiume, la Senna, il vero protagonista della mostra.

Ma per rendere l'esposizione ancor più completa e storicamente organizzata, sono presentati, anche dieci dipinti di Corot e Daubigny, i pittori che costituiscono, prima dell'impressionismo, il vero punto di partenza, sempre sul tema della Senna, anche per Claude Monet. E a fare da corona all'opera di Monet, che in mostra sarà rappresentato da circa 50 dipinti, saranno i suoi veri compagni di strada: Pissarro, Renoir, Sisley e Caillebotte. Attraverso circa 40 dipinti, mostrano il senso di un cammino che, iniziato nei pressi di quello di Monet, si è sviluppato poi lungo percorsi diversi. Da questo confronto emerge certo la loro grandezza, ma anche il senso finale di questa esposizione: far intendere come Monet si sia avventurato verso una regione nuova, ormai pienamente novecentesca. Nel terreno cioè dello sprofondamento psicologico della visione e della pittura. Per comprendere come, infine, Monet si sia di così tanto allontanato dall'impressionismo, di cui è sempre stato considerato il padre. Un padre che tradisce il figlio che ha generato.

Monet, la Senna, le ninfee
Museo di Santa Giulia
via Musei 81/b, Brescia
(strada a traffico limitato, parcheggio auto in piazza Tebaldo Brusato)
Tel. 0302977833

Dal 22 ottobre 2004 al 3 aprile 2005 (prorogata)
Orario: dal lunedì al giovedì ore 9 - 19; venerdì, sabato, domenica e altri festivi ore 9 - 21; 1 gennaio ore 12 - 21; chiuso 24, 25, 31 dicembre.

In contemporanea alla mostra di Monet, le sale del museo ospitano altre due esposizioni. Con date identiche: Tiziano e la pittura del Cinquecento a Venezia. Dal 22 ottobre al 13 gennaio: Gino Rossi; dal 14 gennaio al 20 marzo: Mafai.

Biglietti per le tre mostre e per la collezione permanente del museo: intero € 12,00; studenti universitari, oltre 60 anni, gruppi (capogruppo gratuito), soci TCI: € 10,00; scuole (due accompagnatori gratuiti), militari, ragazzi fino 18 anni: € 8,00.

Servizio informazioni e prenotazioni:
Ibiscus, tel. 0438 21306