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Faenza, Emilia-Romagna

Di maiolica fina armati

Piazza DuomoIl risultato più vistoso di questa continua rigenerazione della città su se stessa è che, da un lato il centro storico della città rimane tuttora saldamente ancorato all'originario impianto urbanistico di epoca romana, e dell'altro le epoche si fondono una accanto all'altra senza nette divisioni in zone. Così le due grandi piazze che rappresentano il cuore di Faenza, piazza della Libertà e piazza del Popolo, sono separate dall'antico decumanus maximus, che poi non è altro che il tratto urbano della via Emilia. E dalle stesse piazze parte l'antico cardo maximus, che ora si chiama corso Garibaldi da un lato e corso Matteotti dall'altro.

La piazza della Libertà è la sede del Duomo, un poderoso edificio quattrocentesco in stile fiorentino, che deve una parte non piccola del suo fascino, oltre che alle sue dimensioni, alla facciata rimasta incompiuta. L'aspetto di pietra grezza della facciata, insieme al grande spazio vuoto delle due piazze che si sommano a formare un vasto rettangolo, dà all'insieme un aspetto vagamente inquietante, da quadro metafisico.

Verso la fine del secolo scorso ne ha descritto bene l'atmosfera di quiete foriera di eventi minacciosi lo scrittore Alfredo Oriani, un romanziere che ormai nessuno più conosce, nonostante il museo che gli è stato dedicato nella casa dove nacque e visse fino alla morte. Strano destino quello di questo figlio di una famiglia della piccola nobiltà locale che consuma la propria esistenza scrivendo romanzi che gli editori dell'epoca non prendono in considerazione, costringendolo a pubblicarli a proprie spese. Finché Mussolini, invaghito dello stile robusto dello scrittore, romagnolo come lui, non decide di inventarsi un Oriani precursore del fascismo. Con l'inevitabile risultato di grandi e retoriche celebrazioni durante il ventennio, seguite da un immediato e immeritato oblio nel dopoguerra.