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Siviglia, Spagna

Il fascino di una città dove la realtà si adegua al mito

Nata da un sogno

di Daniela Martinelli

 

La GiraldaSecondo uno dei più noti scrittori andalusi dei nostri giorni l’immagine che abbiamo di Siviglia non è altro che un’invenzione dei letterati romantici che riversarono sull’Andalusia il loro desiderio di esotico. E alla fine la suggestione è stata tanto forte che vi si sarebbero adeguati gli stessi sivigliani. Forse ha ragione, ma è così bello immergersi nelle atmosfere di una città che fa di tutto per piacerci, a partire dai coloratissimi riti della Settimana Santa e della festosa Feria de Abril.

La Giralda è per Siviglia quello che la Torre pendente è per Pisa: l'immagine-simbolo che campeggia inevitabilmente sulle cartoline e sulla copertina di libri illustrati e guide turistiche. Prima di diventare quello che è oggi, il campanile della cattedrale, la Giralda fu per 500 anni il minareto della moschea principale della città. È curioso che sia ancora in piedi: dopo il 1258, anno della conquista di Siviglia da parte delle truppe di Ferdinando III, gli spagnoli si diedero da fare con molta alacrità per distruggere tutti i segni della lunga dominazione araba. In pochi decenni l'intero impianto urbanistico della città venne stravolto; c'era come un'ansia di voltare pagina il più velocemente possibile, cancellando ogni ricordo degli ultimi cinque secoli. Ma il piccone si fermò proprio davanti alla più significativa testimonianza architettonica della religione portata dagli ormai antichi invasori, come se in tanta furia di rimozione si fosse insinuato il sospetto che mezzo millennio non passa invano, che ormai qualcosa del carattere arabo doveva essere penetrato nell'intimo dello spirito della città. E che comunque non si poteva eliminare del tutto la memoria.

Come molti monumenti che hanno attraversato epoche diverse venendo sempre presi a simbolo del presente oltre che a testimonianza del passato, la Giralda è stata più volte rimaneggiata. La posa della prima pietra risale al 712, e originariamente la costruzione terminava alla terrazza quadrata: la torre campanaria fu aggiunta dopo la conquista cristiana e la grande statua del «Trionfo della fede» che svetta sulla cima è di epoca rinascimentale. È a questa statua, e al fatto che fu costruita in modo che si orientasse a seconda del vento che si deve il nome popolare della torre: giralda in spagnolo significa «banderuola».

Per noi oggi la Giralda è soprattutto il punto di partenza di qualsiasi visita di Siviglia. Dalla sua terrazza a 93 metri di altezza si gode uno splendido colpo d'occhio che abbraccia tutta la città, con il grande Palazzo reale e, appena più in là, il Giardino di Murillo e i vicoli contorti del Barrio de Santa Cruz; e poi, verso il Guadalquivir, la grande Plaza de Toros e la Torre de oro che controllava il passaggio delle navi barrando il corso del fiume per mezzo di una pesante catena ancorata alla torre gemella che sorgeva sull'altra sponda.

Siviglia Torre de OroLa grande profondità del Guadalquivir da qui al mare ha segnato la storia di Siviglia, facendone una importante città portuale anche se dista quasi cento chilometri dal mare: è qui che nel 1493, dopo il suo primo viaggio al di là dell'Atlantico attraccò Cristoforo Colombo portando in dono ai Reali di Spagna il suo carico di oro, piante esotiche e spaesati «selvaggi».

Colombo, insieme a molti altri grandi personaggi della storia, fra cui Miguel de Cervantes, l'autore del Don Chisciotte è sepolto nella cattedrale, la cui fantastica foresta gotica di guglie e archi si innalza proprio sotto la Giralda, dove in precedenza sorgeva la moschea. I Padri capitolari che commissionarono la costruzione avevano le idee chiare su cosa volevano: «un tempio tanto splendido e grande che chi lo vedrà finito ci prenderà per pazzi». Con le sue cinque navate che coprono una superficie di 116 metri di lunghezza per 76 di larghezza, la cattedrale di Siviglia è superata in dimensioni solo da San Pietro e dalla cattedrale di San Paolo a Londra. Nel suo interno, oltre ai sepolcri dei personaggi famosi, è custodito un immenso tesoro artistico con quadri, fra gli altri, di Murillo, Zubaràn e Morales, preziosi crocifissi, opere di oreficeria, manoscritti rarissimi, compresi quelli di Colombo, e via elencando: una collezione eclettica e affascinante in cui ci si può perdere per ore vagando nella penombra tagliata dai fasci di luce proveniente dalle grandi vetrate colorate.

Plaza de EspañaDiversa ma non meno irreale è l'atmosfera che pervade il vicino Barrio de Santa Cruz, il quartiere più antico di Siviglia. Qui tutto è rimasto come secoli fa, quando era il ghetto ebraico. I vicoli stretti e contorti tengono a bada il sole estivo, che, se lasciato libero, da queste parti diventa davvero implacabile: Siviglia è la più meridionale delle grandi città europee, e sorge più o meno sulla stessa linea di Algeri. Fra striscie di penombra e chiazze di luce accecante, aleggiano i profumi dei rampicanti che traboccano dai giardini interni sopra i muretti di cinta. I rumori sono attutiti, come se nel dedalo di viuzze non trovassero lo spazio per espandersi: il traffico della città moderna è solo un'eco lontana e dietro i vasi di fiori che ornano le finestre aperte nei muri intonacati di bianco sembra che tutti si muovano con circospezione, attenti a non turbare il silenzio a cui si è votato il quartiere. Tutto è magicamente perfetto. Persino troppo: è difficile sottrarsi alla sensazione di essere capitati per errore sul set di una trasposizione cinematografica del Barbiere di Siviglia, che è ambientato proprio in questo quartiere. Ci si aggira quasi aspettandosi di veder sbucare da un momento all'altro Figaro che intona una delle sue arie.

Feria de AbrilAntonio Muñoz Molina, il più famoso scrittore andaluso contemporaneo sostiene polemicamente che l'immagine che abbiamo di Siviglia e di tutta l'Andalusia è un'invenzione dei letterati romantici. In un'epoca in cui i viaggi fuori dall'Europa erano difficili e avventurosi, l'estremo sud della Spagna si trovò suo malgrado a ricoprire il ruolo di angolo più esotico dell'Europa. E, sostiene sempre Molina, alla fine la fantasia è diventata tanto potente che è stata interiorizzata dagli stessi andalusi, che si sforzano di adeguarsi al modello letterario di se stessi. Certo anche questa è un'immagine letteraria, ma il sospetto che Molina abbia fondamentalmente ragione è forte. L'edificio dell'antica Manifattura Tabacchi oggi ospita l'università. La vita delle studentesse che circolano nei suoi cortili è tanto estranea a quella della sigaraia gitana inventata da Merimée quanto il rock che ascoltano nei loro lettori mp3 è distante dalle musiche di Bizet. Eppure, ce n'è sempre qualcuna che si sforza di lanciare intorno a sé uno sguardo carico della sensualità fatale di Carmen, anche mentre sta mandando un Sms al suo ragazzo.

Per tutta la Settimana santa, dal pomeriggio della Domenica delle Palme al Sabato santo, le strade di Siviglia sono invase dagli odori di incenso e cera delle grandi processioni che si susseguono una dopo l'altra. Sono 57 le confraternite di nazarenos incappucciati che percorrono le vie della città al seguito dei loro immensi e pesantissimi Crocifissi e delle statue della Vergine cariche di oro e gioielli. Lo spettacolo è decisamente fra i più affascinanti che la Spagna abbia da offrire. Ma nel medioevo, quando la tradizione ebbe origine, le confraternite rappresentavano le corporazioni dei mestieri e governavano ogni aspetto della vita quotidiana dei loro membri. Oggi sono delle specie di circoli ricreativi a cui si iscrive chi vuole e che hanno come unico scopo quello di conservare la tradizione preparando le processioni. Il sospetto che Molina abbia ragione diventa quasi una certezza.

Così ci viene il dubbio che anche l'immagine della Siviglia iper-moderna e proiettata verso il futuro - che fa da contraltare all'antica capitale carica di memorie storiche - non sia, in fondo, che un mito recente, retaggio dell'Esposizione Universale del 1992. Ma che importa, cosa ci può essere di più ospitale di una città che fa di tutto per essere esattamente come noi ci aspettiamo che sia?