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Ravenna, Emilia-Romagna

Alberto Giacometti

"Sono uno scultore mancato"

di Manuela Malaguti

Archivio 2004

Data di pubblicazione: 5 November 2004

Scultura

Il museo della Loggetta Lombardesca di Ravenna ha organizzato, in collaborazione con la Fondation Maeght di Saint-Paul de Vence e la Fondazione Mazzotta di Milano, un’antologica su una delle figure artistiche più complesse del secolo scorso, Alberto Giacometti (1901 - 1966), assoluto protagonista della scultura contemporanea, ma anche straordinario pittore, disegnatore e incisore. Si tratta della più vasta mostra mai realizzata prima in Italia sull’artista svizzero ma di formazione culturale di matrice prettamente parigina. Un centinaio i pezzi presenti, tra sculture, disegni, incisioni e dipinti, che permettono di ricostruire il percorso di Giacometti fornendo un quadro completo della personalità di un artista che come pochi altri ha suscitato l’interesse di filosofi e scrittori quali Jean-Paul Sarte, Simone de Beavouir, Samuel Beckett. E, mostra nella mostra, 150 litografie del libro Paris sans fin, cui Giacometti lavorò dal 1959 insieme all’editore Tériade: una narrazione intima della sua vita parigina attraverso i luoghi e i volti a lui più cari. Fino al 20 febbraio 2005.

Nella Parigi negli anni Venti, Giacometti entra in contatto con la cerchia di intellettuali della città e con il gruppo surrealista: inizia a lavorare a stretto contatto con André Breton e Salvador Dalì, partecipa alle riunioni e alle attività del gruppo. E' alla fine degli anni Venti che Giacometti esegue le prime opere surrealiste. Lavoro fondamentale di questo periodo è L'Objet invisibile.

SculturaA metà degli anni Trenta, distaccandosi dal surrealismo, inizia un percorso di ricerca del tutto personale cui dedicherà ogni istante della vita: ossessionato dal perché del fare arte, dal "perché" della pratica e dei motivi che spingono a creare nuove forme, si concentra accanitamente sul lavoro intorno alla figura e più specificatamente sul ritratto. Il ritratto è il campo nel quale si cimenta il suo conflitto creativo, che ha determinato la rottura con il surrealismo e che misura la distanza tra la sua visione e quella degli artisti a lui contemporanei: una dialettica ossessiva tra realtà e rappresentazione. La ricerca di Giacometti è il tentativo disperato, sempre sull'orlo del fallimento, di incarnare nella materia il prodotto soggettivo della percezione, uno scavo insaziabile sull'immagine che naufraga inevitabilmente in un senso di precarietà e inadeguatezza: "sono uno scultore mancato" titola un'intervista del 1963 realizzata per la televisione Svizzera e visibile in mostra.

In circa un decennio di isolamento artistico, che segue la morte del padre e la rottura con i Surrealisti, Giacometti realizza sculture concentrandosi su un'analisi introspettiva che lascia emergere profonde riflessioni sulla morte unita alla continuità della vita, creando opere esilissime, figure che nel corso del lavoro si assottigliano fino quasi a scomparire, aiutato dal disegno che lo indirizza verso le sottili forme allungate che si concretizzano nel lavoro del Groupe de trois hommes, 1943-49.

Negli olii, cui si dedica a più riprese in questi anni, così come nei disegni, ai quali attribuisce un'importanza fondamentale, ritrae se stesso, il fratello, la moglie, alimentando un processo di costruzione e distruzione, perseguitato da un'ossessione di inadeguatezza continua nella rappresentazione del reale che lo porta a distruggere un numero impressionante di opere. Il ritratto, (Diego, 1949 - Annette, 1956) si traduce in un groviglio di linee curve, cerchi, virgole in cui il contorno del corpo spesso si perde.

E' negli anni dopo il 1950 che si realizza il periodo più fecondo, in cui le figure si alzano ergendosi filiformi e apparentemente immateriali come la serie delle Femme de Venise realizzata per la Biennale del 1956 o l'Homme qui marche I del 1960, dove trovano compimento le angosce e i tormenti esistenziali così come la ricerca formale ed estetica.

In mostra anche le litografie di Paris sans fin, un libro su Parigi che l'artista decide di realizzare in collaborazione con l'editore Tériade, nel 1959. Filo conduttore del libro è l'esistenza di Giacometti nella capitale francese che egli descrive attraverso i luoghi e le persone a lui più care componendo una sorta di diario. L'uso della litografia è un "...mezzo per fare in fretta, impossibile tornare sul già fatto, lavorare di gomma, ricominciare tutto di nuovo". Progetto che, procedendo a fasi alterne, sarà portato a termine solo nel 1969, dopo la sua morte. E ci sono anche una cinquantina di ritratti fotografici scattati a Giacometti da Ernst Scheidegger nel corso della loro lunga amicizia

In occasione della mostra, nel mese di dicembre 2004, andrà in scena al Teatro Rasi di Ravenna lo spettacolo "Ritratto Frontale - Un dialogo tra Giacometti e James Lord". E' un progetto teatrale di Alessandro Fabrizi tratto dal testo Un ritratto di Giacometti di James Lord, critico d'arte e scrittore grande amico dell'artista.

Alberto Giacometti
Ravenna
Museo d'Arte della città di Ravenna (Mar) - Loggetta Lombardesca, via di Roma 13
Dal 10 ottobre 2004 al 20 febbraio 2005.
Orario: martedì-mercoledì-giovedì 9-13, 14-18; venerdì 9-13, 14-20 (aperitivo 18,30-19,30); sabato e domenica 10-19; lunedì chiuso.
Ingresso: intero € 8,00; ridotto € 6,00.
Info: tel. 0544482791-482760.
www.museocitta.ra.it