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Pisa, Toscana

La pittura pisana del Duecento da Giunta a Giotto

Cimabue a Pisa

di Manuela Malaguti

Archivio 2005

Data di pubblicazione: 25 March 2005

MosaicoLa mostra presenta il meglio della raffinata produzione pittorica a Pisa in un arco cronologico di circa 100 anni, da Giunta Pisano, il più grande e innovativo pittore della prima metà del Duecento, fino all’arrivo dell’opera di Giotto, raffigurante San Francesco che riceve le stigmate (oggi conservata al Musée du Louvre), eseguita per l’omonima chiesa cittadina. Con oltre 100 opere di pittura, scultura, oreficeria e ceramica, l’esposizione offre un panorama eccezionalmente completo della grande produzione artistica del Duecento pisano, riunendo capolavori, sia nati per chiese pisane sia provenienti dal territorio, ma poi dispersi nel mondo e fatti rientrare per l’occasione. E fornisce così un’immagine viva di una delle più ricche e potenti città medievali e della sua variegata cultura. Al Museo Nazionale di San Matteo, dal 25 marzo al 25 giugno 2005.

Si dice che la pittura italiana nasca con Cimabue, ma a Pisa, fin dagli inizi del Duecento, fioriscono altri pittori che rinnovano l'arte basandosi come lui sulla grande tradizione bizantina. Grazie ai frequenti contatti commerciali, politici e militari con l'area bizantina, a Pisa è vero e proprio pullulare di botteghe d'arte dove, a partire dalla tradizione bizantina, prendono forma linguaggi nuovi destinati a influenzare l'intera storia dell'arte italiana.

DipintoGiunta Pisano, il pittore più originale, godette di grande fama e mutò il corso della pittura introducendovi i sentimenti, come richiedeva anche la nuova spiritualità di S. Francesco. Cimabue, con la sua pittura raffinatissima, trovò ispirazione in Giunta e nei suoi prosecutori, lavorò molto a Pisa e vi morì, nel 1302, mentre eseguiva il mosaico dell'abside del Duomo, unica sua opera documentata. Già allora si imponeva anche a Pisa la nuova arte di Giotto, che si ispirava direttamente alla classicità.

La mostra raccoglie la maggior parte dei non molti capolavori superstiti di questo periodo, provenienti da chiese, musei e biblioteche di Pisa e provincia, ma anche opere di origine pisana conservate in collezioni straniere. Innanzitutto il dittico, recentemente attribuito a Cimabue, composto dalla Madonna in trono con Bambino e santi e dalla Flagellazione, conservate rispettivamente alla National Gallery di Londra e alla Frick Collection di New York, che tornano per la prima volta, dopo secoli, in Italia.

Intorno all'inedita ricomposizione del dittico di Cimabue, vengono presentate, per la prima volta, tutte le preziose icone conservate nelle chiese del territorio pisano, insieme alla raccolta del Museo, unica al mondo per ricchezza di fondi oro. Altri inediti sono il monumentale Crocifisso del Cleveland Museum of Art con la firma frammentaria di un sinora ignoto Michele di Baldovino, e il terminale di Croce dipinta che si trova al Museu de Belas Artes di Rio de Janeiro. E poi ancora tre opere di Deodato Orlandi dalla Germania. Tutti questi tesori tornano in Italia per la prima volta dopo la loro dispersione.

Inoltre, importanti dipinti sono in prestito da chiese e musei nazionali: dal Duomo di Firenze il monumentale Polittico double face di Giotto, dal Museo del Bargello la Madonna col Bambino e storie mariane, dalla Pinacoteca di Brera il dossale di S. Verano di Pèccioli, e dal Palazzo Arcivescovile di Oristano il Polittico di Memmo di Filippuccio. E ancora il Dossale di Memmo di Filippuccio della Cattedrale di Oristano e il dossale con San Francesco e storie di Giunta Pisano dai Musei Vaticani.

Una sezione della mostra è dedicata al livello raggiunto a Pisa nel Duecento dalle arti applicate e dalla miniatura, con pezzi come la Croce reliquiario in cristallo, i Corali e gli Exultet miniati provenienti dalle chiese di San Nicola, di San Francesco, di Santa Caterina e dal Duomo di Pisa, e numerosi sigilli in bronzo, di Confraternite e della città di Pisa, per la maggior parte inediti e oggetto di recenti restauri.

L'esposizione prosegue idealmente nel territorio con la visita a opere che si trovano in chiese o edifici storici, a partire dai mosaici di Cimabue nel catino absidale della Cattedrale.

La mostra fa parte di un progetto triennale di grandi esposizioni dedicate alle origini della pittura cristiana in Occidente. Dopo Pisa, seguirà una nuova tappa a Roma, nel Braccio di Carlomagno, e in quell'occasione sarà ampliato l'arco cronologico (all'XI secolo) e topografico, trattando anche della pittura romana.

Cimabue a Pisa
La pittura pisana del Duecento da Giunta a Giotto

Pisa
Museo Nazionale di San Matteo, piazza San Matteo in Soarta
Dal 25 marzo al 25 giugno 2005.
Orario: tutti i giorni dalle 10,00 alle 19,00.
Ingresso: intero € 8,00; ridotto € 6,00; biglietto cumulativo col Museo Nazionale di San Matteo € 10,00.
Info e prenotazioni: tel. 050 581057, 050 926515, 349 8551075 cimabueapisa@yahoo.it
Biglietteria on line: http://www.boxol.it/
www.cimabueapisa.it