Viaggi Magazine - vacanze offerte voli alberghi cartine guide foto mostre manifestazioni

Modena, Emilia-Romagna

Pop art Italia 1958-1968

Quando Michelangelo era Mickey Mouse

Archivio 2005

Data di pubblicazione: 5 May 2005

E. Baj, Des etres d'autres planètes violaient nos femmes, 1959Attraverso un centinaio di opere di oltre trenta artisti, la mostra ricostruisce le vicende e il clima che nel corso degli anni Sessanta hanno dato vita a una "via italiana" al linguaggio pop. Gli artisti selezionati rappresentano al meglio la pop art italiana e contribuiscono a definire modi e tempi della sua evoluzione. Le opere in mostra provengono da importanti gallerie e collezioni private italiane ed estere.

Nella Palazzina dei Giardini e a Palazzo Santa Margherita, fino al 2 luglio 2005.

La pop art è un fenomeno mondiale. Questo nuovo linguaggio nacque nella cultura inglese dei primi anni Cinquanta e conobbe la massima definizione ed espansione negli Stati Uniti. Ma anche nell'Europa continentale ci furono esperienze significative e autonome.

M. Rotella, Il punto e mezzo, 1962Anche l'arte italiana visse una stagione pop con peculiarità definite e riconoscibili. Tuttavia la critica dell'epoca la sottovalutò, considerandola come un fenomeno di importazione, poco chiaro nelle sue manifestazioni e sostanzialmente "arretrato" nei confronti delle contemporanee esperienze statunitensi e inglesi.

La pop art italiana nasce dall'opera di due artisti come Enrico Baj e Mimmo Rotella. Intorno al 1958-59 i due abbandonano le precedenti esperienze, definibili genericamente informali benché già venate di istanze post-dadaiste, per lanciarsi verso il nuovo mondo delle immagini e delle riflessioni intorno ad esse che sta nascendo. I manifesti strappati di Rotella assumono sempre più un sapore figurativo con riferimenti espliciti alle icone del tempo e le composizioni di Baj affondano in un territorio, quello del kitsch contemporaneo, che si rivelerà una miniera di immagini e stimoli per un'intera generazione di artisti.

Il caso di Bertini a Milano e le prime opere di Mauri a Roma dimostrano che queste esperienze nono sono isolate, anche se ancora minoritarie. In questo periodo l'informale va per la maggiore, e sopravvive ancora la querelle tra astrattismo e realismo, che si trascina dall'immediato dopoguerra, la risposta più frequente alla quale è quella che viene definita "nuova figurazione", più aderente alla cultura italiana, intrisa di un accademismo che fatica a riconoscere la novità radicale del nuovo linguaggio artistico.

Nel giro di pochissimi anni, le resistenze si attenuano. Un'intera generazione di artisti provenienti da esperienze diverse si ritrova a ragionare delle stesse cose, a trovare gli stessi nutrimenti e a fornire risposte che appartengono allo stesso orizzonte di pensiero. E il punto di arrivo è il medesimo: il soggetto privilegiato o comunque la molla che fa scattare l'invenzione artistica è "il mondo nuovo". E il mondo nuovo vuol dire, per tutti, il repertorio delle immagini a stampa e a video, la nuova cultura figurativa legata ai rotocalchi, al cinema, ai manifesti pubblicitari, alla televisione.

U. Bignardi, Clairol n.3, 1964Automobili, cartelli stradali, televisione, tutto è il mondo nuovo e tutto può appartenere al mondo dell'arte, nuovo anch'esso. Sotto questo aspetto, la pop art italiana non si differenzia da quella internazionale. Cambiano solo le iconografie e, in alcuni casi, la presenza di un atteggiamento più critico nei loro confronti. Anche in questo caso, i precursori sono Rotella e Baj, entrambi tutt'altro che neutrali nei confronti della società. Anche se c'è una lunga schiera di autori, da Ruffi a Barni, da Pasotti a Bignardi a Cintoli, che assumono la realtà come gioco, come un serbatoio iconografico dal quale attingere con disincanto e leggerezza in un rinnovato spirito da "lasciatemi divertire" di palazzeschiana memoria.

Una delle peculiarità della pop art italiana è il rapporto con il passato, con l'arte e con la sua storia. Per gli artisti italiani il riferimento alla cultura alta è quasi irrinunciabile: le citazioni più o meno esplicite di Festa, Angeli, Schifano, Tacchi, Ceroli, Adami, Mondino, dello stesso Baj, sono una costante in questi anni. Ciò che invece è assolutamente caratteristico della pop italiana è la varietà degli atteggiamenti. La riflessione è non solo, e non tanto, sulla storia dell'arte, ma sulla diffusione delle immagini che hanno fatto la storia dell'arte in quanto oggetti di consumo.

Radicalizzando, per gli artisti italiani Michelangelo equivale al Mickey Mouse americano e Monna Lisa a Marilyn. Michelangelo non appartiene più agli storici dell'arte e nemmeno agli appassionati, appartiene alla massa. E quindi non esiste più un solo Michelangelo ma ne esistono diversi, ognuno legittimato a far parte del mondo delle immagini. Così come esistono le automobili, le star del cinema e via dicendo, in un paese unificato, nel bene e nel male, dalla televisione.

Ancora una volta la critica dell'arte non comprende questa unità e si ostina a definire gli autori di questo periodo per "scuole": la Scuola di piazza del Popolo, quella milanese, quella di Pistoia. Non c'è dubbio che Roma risentisse più di un dialogo diretto con gli stati Uniti e Milano di un rapporto altrettanto diretto con la Francia e la Gran Bretagna. Tuttavia un clima comune esisteva e si nota nel vedere oggi queste opere riunite.

Poi arriva lo sconvolgimento sociale rappresentato dal Sessantotto. Non a caso la mostra si chiude su questa data. Da questo momento quasi tutti gli autori iniziano a percorrere strade diverse e anche chi continuerà su un linguaggio analogo farà i conti con una perdita di innocenza che segna un punto di svolta ineludibile nella storia e nella cultura italiana.

Pop Art Italia 1958-1968
Modena
Palazzo S.ta Margherita, Sala Grande e Sale Nuove, corso Canalgrande 103
Palazzina dei Giardini, corso Canalgrande
Dal 17 aprile al 3 luglio 2005.
Orari: da martedì a venerdì 11-13; 16-19; sabato, domenica e festivi 10-19; chiuso il lunedì.
Ingresso: intero € 5,00; ridotto € 2,50; gratuito per minori di 18 anni e maggiori di 60. Giovedì ingresso gratuito. Settimana della Cultura, 17 - 22 maggio, ingresso gratuito.
Visite guidate a pagamento, su prenotazione al numero 059/206919.
Info: tel. 059 206911-206940, fax 059 206932, galcivmo@comune.modena.it
www.comune.modena.it/galleria