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Loreto, Marche

Le belle piazze d’Italia

Fra due universi

di Flavio Grassi

 

Loreto, Piazza MadonnaA Loreto c’è una casupola di pietra. I suoi fragili muri sono protetti da un enorme scrigno di marmo scolpito. Lo scrigno di marmo è protetto dalla cupola di una grande basilica. La cupola è protetta dai bastioni della basilica. All’esterno possenti mura proteggono la basilica-fortezza. Le ripide pendici di una collina proteggono le mura. In mezzo, a cavallo fra interno ed esterno, una piazza mette in comunicazione la penombra mistica della basilica con la durezza guerriera delle mura.

La piazza della Madonna di Loreto è questo: un'anticamera, uno spazio sospeso fra due diverse dimensioni, un portale di comunicazione fra universi paralleli. Da una parte, l'interno sacro con il suo tesoro spirituale. Dall'altra, i pericoli e la violenza del mondo terreno. La piazza, con la sua architettura che riesce a fondere forza e leggerezza, è il mondo di mezzo dove ci si prepara a passare da una dimensione all'altra.

Capita frequentemente, girando per le piazze rinascimentali italiane, di scoprire che la perfezione che ci incanta è in realtà il frutto di eventi casuali, spesso di un progetto rimasto incompiuto. La piazza di Loreto è uno degli esempi più eclatanti di questa perfezione che nasce dall'incompiutezza.

Loreto, la basilicaFu l'iperattivo papa Giulio II a concepire il progetto grandioso di un palazzo che abbracciasse la basilica su tre lati creando uno spazio grande come una piazza e chiuso come un cortile interno. È il papa che portò a Roma Raffaello, che a Michelangelo chiese di affrescare la Cappella Sistina e poi di scolpirgli il monumento funebre con il famoso Mosè a cui l'artista stesso rimproverava la mancanza della parola. Ma soprattutto Giulio II è il papa che incaricò Bramante di progettare la nuova basilica di San Pietro.

Per un progetto come quello di Loreto non poteva che rivolgersi al suo architetto preferito, e così fece. Come sempre, Bramante comprese perfettamente i desideri del papa mecenate. Progettò un monumentale Palazzo Apostolico su tre lati con due loggiati sovrapposti e ridisegnò la facciata della basilica perché si inserisse in quel nuovo ambiente insieme possente e minuziosamente decorato.

Il progetto restò incompiuto. Del nuovo Palazzo Apostolico furono costruite due ali, quella che chiude il lato sinistro della piazza e quella più corta direttamente di fronte alla basilica. Il lato destro rimane occupato dalla fiancata del Collegio Illirico. È un palazzo in cotto, austero e solido come una caserma, che contrasta nettamente con il ritmo visivo dei loggiati. Se non ci fosse, se l'idea di Giulio II fosse stata realizzata fino in fondo, sarebbe difficile chiamare «piazza» questo spazio.

Loreto, Piazza MadonnaSarebbe come il chiostro di un grande convento: bellissimo, solenne e statico. Invece è come se questo grande muro quasi liscio dove non c'è nulla su cui posare gli occhi creasse una specie di mulinello visivo, una corrente che rende vivo tutto l'ambiente. E poi ci pensano le bancarelle di oggetti devozionali allineate per tutta la sua lunghezza rendere tutto ancora più vivace con il loro disordine colorato ai piedi del muro. Sono sempre lì, e ormai fanno parte dell'architettura della piazza quasi quanto i palazzi.

Così come ormai fa parte dell'arredo urbano della piazza la chiazza di colori addossata alla fontana. Le immagini, perennemente rinnovate dai gessetti del madonnaro, cambiano in continuazione ma il rettangolo di colore resta.

L'importanza di Loreto è tale che la basilica è gestita direttamente dal Vaticano attraverso una delegazione pontificia ospitata nelle stanze del Palazzo Apostolico, ed entrando nella basilica con occhi laici non si può che restare ammirati dall'efficienza della macchina organizzativa dei pellegrinaggi che portano qui centinaia di migliaia di fedeli ogni anno.

Fin dalla sua prima ideazione la basilica è stata progettata per gestire nella maniera più ordinata il flusso ininterrotto dei fedeli che vengono qui per pregare nella Santa Casa: quella casupola di pietra intorno a cui è costruita tutta la cittadina. Secondo la tradizione è proprio fra le pareti di questa stanza che l'arcangelo Gabriele scese per annunciare a Maria la sua maternità miracolosa. La Santa Casa è qui dalla fine del 1200, quando i Crociati furono definitivamente espulsi dalla Palestina.

Un tempo si riteneva che il trasporto fosse avvenuto «per ministero angelico». In tempi recenti alcuni studi archeologici hanno accreditato l'autenticità delle pietre e allo stesso tempo avanzato l'ipotesi che le pietre siano state trasportate per nave dopo che l'esercito cristiano in fuga aveva smontato la casa.

Loreto, Interno della basilicaComunque siano arrivate qui, sono settecento anni che la presenza di queste pietre fa di Loreto uno dei luoghi più sacri della cristianità e i nomi degli artisti che nel corso dei secoli hanno impreziosito pareti e volte delle navate centrali, delle ventidue cappelle e delle quattro sagrestie testimoniano dell'importanza che la basilica ha sempre avuto. Melozzo da Forlì, Luca Signorelli, Andrea Sansovino, Giuliano da Sangallo sono solo alcuni dei maestri rinascimentali che hanno lavorato nella basilica. Ma qui troviamo anche opere di artisti contemporanei, come gli affreschi dipinti negli anni Trenta da Arturo Gatti, o quelli ancora più recenti di Beppe Steffanina.

Al di là delle decorazioni artistiche, quanto il santuario fosse frequentato anche in epoche in cui arrivare qui era assai più impegnativo che affrontare un viaggio di qualche ora su un pullman granturismo lo si vede chiaramente nella Sala Pomarancio, uno degli angoli più affascinanti di tutto il complesso: è la cappella in cui sono raccolti gli ex voto lasciati da pellegrini illustri e anonimi.

Ci troviamo la riproduzione di una caravella, con la pagina del giornale di bordo in cui Colombo delibera di mandare un marinaio a portare alla Madonna di Loreto il ringraziamento per lo scampato pericolo di una tempesta. La lapide donata da Amedeo d'Aosta scampato a un incidente aereo. E poi bastoni pastorali, spade, una moltitudine di coppe sportive, compresa una da cui pende un paio di guantoni da pugilato rossi; una piccola fisarmonica con accanto la foto incorniciata di un equipaggio di astronauti; mostrine militari accanto a un casco da ciclista; la tuta sportiva di Trapattoni appoggiata a una delle tante riproduzioni di navi. Fuori dalle teche, appoggiate sui banconi, le offerte votive appena lasciate dai pellegrini passati di qui poco prima di noi. Il fiocco rosa che annuncia la nascita di una Lucia, un puzzle con la riproduzione dell'Ultima Cena, un biglietto aereo appeso a una puntina, fotografie, semplici foglietti di carta con una preghiera scritta a mano.

È davvero impossibile non restare incantati di fronte alle tracce lasciate qui da secoli di fede. Veniteci la mattina presto o nell'ora di pranzo, quando nella basilica c'è meno gente, e prendetevi tutto il tempo per ascoltare con la fantasia il brusio delle storie drammatiche e felici che riempie questa sala. Anche se non siete credenti, la suggestione di questa sala, insieme alla bellezza della piazza, sono motivi più che sufficienti per venire a Loreto.