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Isola d’Elba, Toscana

Tra profumi, vedute e testimonianze storiche

La festa dei sensi

di Flavio Grassi

 

Isola Elba PortoferraioLavanda. Due passi ed è il mirto a richiamare la tua attenzione. Prosegui ancora un poco e senti cantare un profumo di rosmarino. Un fischio improviso ti fa alzare lo sguardo alla ricerca del falco che vola alto nel cielo abbagliante; appena in tempo per sentirti avvolgere nella nuvola di ginestra odorosa portata dalla brezza che ti accarezza il viso con la delicatezza del più tenero amante.

Una passeggiata nella macchia mediterranea dell’isola d’Elba è così: una inebriante danza dei sensi, e non sai più a quale dare ascolto mentre olfatto, vista, udito e tatto richiamano la tua attenzione sulla festa di stimoli che ti circonda.

Il periodo a cavallo fra maggio e giugno, appena prima che le fioriture primaverili cedano il posto alla calma estiva, e prima che le folle dei vacanzieri prendano possesso delle spiagge, è uno dei momenti migliori per andare alla scoperta di questo pezzeto di terra immerso nel mar Tirreno a poche miglia dalla costa toscana.

Isola Elba CapoliveriE se vuoi immergerti subito nei profumi della macchia mediterranea il posto giusto per cominciare la tua esplorazione dell'isola è il promontorio di Capoliveri, l'appendice nell'angolo di sud-est. Il paesino dal quale prende il nome è un delizioso borgo medioevale dove si passeggia fra stradine tortuose, minuscole piazzette, vicoli attraversati da archi, scalette che non sai se sbucherai in un'altra via o sull'uscio di una casa.

Appena fuori dall'abitato sei in mezzo alla natura selvaggia: pinete, qualche vigneto a strapiombo sul mare, scogliere affollate solo di gabbiani e, soprattutto, la macchia mediterranea che domina il paesaggio e nasconde sorprese preziose come le antiche miniere abbandonate e i resti di affascinanti chiesette ed eremi medioevali.

Se hai un po' di tempo e appena un briciolo di spirito di avventura puoi arrivare al cocuzzolo dove sorgono le rovine dell'antica Pieve di San Michele. È a poche centinaia di metri dal borgo di Capoliveri, ma il sentiero non è curato e può essere difficile da individuare.

Chiedi a qualcuno del luogo di indicarti dove si prende e poi non ti scoraggiare per i saliscendi e per la vegetazione della macchia che qua e là invade e quasi cancella il tracciato. La chiesa, che un tempo era una delle parrocchie più ricche dell'isola, è molto rovinata: dell'edificio, costruito intorno al 1100 in stile romanico pisano, rimangono solo le pareti in calcare rosa della parte posteriore. Accanto si distinguono ancora le tombe di un vecchio cimitero.

Isola Elba macchia mediterraneaMa il vero premio della fatica è il paesaggio, una vista stupenda che comprende il piano di Mola e il golfo di Porto Azzurro. Sempre nelle vicinanze di Capoliveri ma decisamente più facili da raggiungere e meglio conservate sono il santuario della Madonna delle Grazie e la chiesetta della Madonna della Neve.

Il primo è di gran lunga il più famoso e conserva, fra l'altro, un bellissimo soffitto di legno a cassettoni e un dipinto di Marcello Venusti, discepolo e amico di Michelangelo. Anche se molto meno nota (o forse anche per questo), la Madonna della Neve è un posto magico. L'edificio, costruito intorno al 1500, ha l'eleganza della semplicità ed è circondata dalla serenità degli ulivi e dei pini che profumano l'aria. Se vuoi farti un regalo non limitarti a visitarla: porta con te il tuo Confidenze e concediti un po' di tempo per sederti qui a leggere.

E dopo puoi prolungare la sensazione di galleggiare fuori dal tempo girovagando senza una meta precisa per le stradine dei dintorni. I grandi giacimenti di magnetite nascosti all'interno del monte Calamita, la piccola altura (la cima è a 413 metri sul livello del mare) che domina Capoliveri, fanno impazzire le bussole: sembra quasi un invito della natura a lasciarsi andare, ad uscire dall'ansia cittadina di dover sempre seguire un percorso prestabilito e avere una meta precisa.

Qui è bello passeggiare lasciandosi guidare dalle sensazioni del momento: se lasci l'auto e scendi per un sentiero seguendo la traccia di un profumo ti può capitare di arrivare a una minuscola spiaggia nascosta fra le scogliere dove ci siete solo tu, il mare, il sole e la sabbia che qua e là brilla per un granello di minerale.

Ancora più intenso il luccichio della sabbia sulle spiagge nella parte nord-est dell'isola, fra Rio Marina e Capo. Questa zona un tempo era il centro dell'industria mineraria che per millenni è stata la ricchezza dell'Elba.

Qui gli enormi giacimenti di minerali ferrosi affiorano alla superficie e si manifestano nel colore rosso delle montagne, così gli uomini hanno scoperto il segreto dell'estrazione fin dall'antichità più lontana: già i misteriosi Etruschi vendevano il ferro dell'Elba ai popoli di tutto il Mediterraneo.

Tutto il ferro per le armature e le spade con le quali i Romani conquistarono l'intero mondo allora conosciuto veniva dalle miniere a cielo aperto dell'Elba, e l'estrazione è continuata a pieno ritmo fino a una ventina di anni fa quando le miniere furono chiuse non perché esaurite ma perché l'attività era diventata antieconomica.

Isola Elba spiaggiaI cartelli nella piazza principale di Rio nell'Elba, che era il capoluogo del distretto minerario, danno un'idea dell'importanza del ferro nella vita dell'isola e di quanto sia stato doloroso il suo abbandono: agli inizi del Novecento da qui si ricavavano in media 450.000 tonnellate di ferro l'anno, con picchi di 1.400.000 tonnellate in seguito alle esigenze belliche della Prima Guerra Mondiale.

Oggi le miniere sono chiuse ma i minerali continuano a segnare la vita del paese, non solo per la presenza dell'importante Museo minerario all'interno del Municipio ma anche per per i minerali da collezione di cui traboccano le vetrine dei negozi. Rio nell'Elba deve il suo nome all'abbondanza di acqua nei dintorni, e gli antichi lavatoi pubblici del paese, gli unici sull'isola, sono un vero monumento all'acqua.

E quando passeggi nell'ombra delle stradine medioevali ti accorgi di quanto l'acqua sia ancora presente nella vita di questo borgo che, dopo la chiusura delle miniere, ha trovato una nuova ragion d'essere nella sua tranquillità e nel suo silenzio sottolineato proprio dal gorgoglio dell'acqua che scorre dai becchi in ottone delle bellissime fontane rinascimentali agli angoli delle strade.

Quando cominci a visitare l'isola d'Elba ti rendi conto di quanto le dimensioni contenute del suo territorio siano ingannevoli: le distanze sono ridotte e, volendo, puoi andare da un capo all'altro in poco tempo. Ma la varietà dei paesaggi e la ricchezza delle testimonianze storiche è tale che ti verrebbe da fermarti ogni momento.

Pensa solo che, mentre la parte orientale dell'isola è il regno del ferro, l'estremità occidentale, lungo le pendici del monte Capanne, è conosciuta fin dall'antichità per le cave di granito. Ci sono cave di epoca etrusca e romana dove puoi vedere pezzi di colonne in lavorazione lasciate per chissà quale motivo incompiute dagli scalpellini di duemila e passa anni fa. Ci sono resti di civiltà ancora più antiche: popoli preistorici di cui forse non sapremo mai il nome. Ma ci sono anche le belle ville rinascimentali, e i ricordi della breve ma intensissima epoca napoleonica.

E poi, naturalmente, c'è il mare, con tutta la vita del più grande parco marino d'Europa. Ma di questo bisogna che ti parliamo un'altra volta.