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Bergamo, Lombardia

Piazza Vecchia e piazza del Duomo

Cuore elegante

di Flavio Grassi

 

Piazza vecchia e la fontanaÈ piccola. Piazza Vecchia è quello che nel linguaggio degli opuscoli turistici si definisce «uno spazio raccolto». Non è una di quelle ampie piazze dove si passeggia in continuazione. Sulla piazza Vecchia la gente sta ferma. Seduta ai tavolini dei bar o semplicemente in piedi chiacchierando a gruppi. Per le sue dimensioni, per la pavimentazione, per l’assenza totale di veicoli, più che una piazza cittadina sembra un patio, un salotto all’aperto. Ed è proprio di «salotto della città» che parlano orgogliosamente i bergamaschi riferendosi a piazza Vecchia. È un understatement, mentre lo dicono si capisce perfettamente che in realtà lì c’è molto più di un semplice locale di rappresentanza.

L'area coperta dalle piazze Vecchia e del Duomo, e dal loggiato del palazzo della Ragione che le unisce è il centro simbolico dell'identità bergamasca. È come se da lì Bergamo prendesse il suo essere se stessa. E quando un abitante di Bergamo riceve la visita di un ospite di fuori città la prima cosa che fa è portarlo lì, in piazza Vecchia.

Fra le dimensioni ridotte e la grande popolarità, qui è difficile trovarsi soli. Se volete vedere la piazza senza folla e visitare con calma le chiese e la torre del Comune dovreste venire qui la mattina, quando il sole è ancora nascosto dietro la cupola del Duomo, le poche persone che attraversano la piazza camminano spedite verso la basilica di Santa Maria Maggiore dove sta per cominciare la messa e i furgoni delle consegne hanno il permesso di entrare per rifornire i bar e il ristorante. Poi i furgoni se ne vanno e la piazza si riempie di gente.

La domenica è come essere, appunto, in un salotto dove si sta svolgendo una festa molto riuscita: gli invitati sono arrivati tutti, magari portandosi dietro qualche amico in più. Il brusio delle conversazioni riempie l'aria. Ci fosse anche la musica vi potreste aspettare di veder comparire George Clooney con una bottiglia di spumante.

Nei giorni feriali l'atmosfera è un po' diversa ma non meno animata. Nella stagione giusta vi può capitare di vedere la piazza occupata da una dozzina di scolaresche. Attraversate la piazza e vi sentite quasi come se vi foste introdotti nella palestra di una scuola: zigzagate fra cerchi di bambini seduti a terra con le maestre che fanno lezione all'aperto.

Nel pomeriggio se ne vanno gli scolari e arrivano i gruppi di turisti sbarcati dai pullman, ciascuno con la sua guida che racconta e spiega cercando di farsi sentire, e voi passate in mezzo e mentre l'orecchio sinistro ascolta la musicalità di una voce orientale il destro si sforza di decifrare parole spagnole. Poco più in là chissà quale lingua slava si intreccia con, toh, frasi in italiano. E fra un gruppo e l'altro, coppie che si aggirano alternando lo sguardo fra i palazzi che gli stanno intorno e la guida tascabile che tengono aperta in mano; gruppetti di adolescenti con i ragazzi che forse osservano con maggiore interesse le ragazze che i monumenti; sacerdoti in clergyman che camminano spediti verso la curia vescovile con un portadocumenti di pelle nera sotto il braccio e il telefonino all'orecchio.

E donne che posano a terra le borse della spesa per scambiare due chiacchiere con le amiche: perché per quanto invasa di turisti e scolaresche possa essere, per i bergamaschi piazza Vecchia è sempre la «loro» piazza, il cuore e il simbolo di Bergamo Alta e quindi di tutta la città, perché questo in cima alla collina è il piano nobile del capoluogo lombardo che deve alla conformazione del suo territorio quella netta divisione fra l'antica città alta che sovrasta la grande, ed elegante, città moderna.

Se non fosse appollaiata in cima a una collina scoscesa, la città vecchia di Bergamo sarebbe diventata un qualsiasi centro storico stretto nell'abbraccio soffocante dei quartieri moderni cresciuti intorno alle sue mura. Se fosse più piccola, sarebbe diventata una città-museo, un borgo immerso nell'atmosfera un po' artificiale tipica delle località che vivono di turismo guardando indietro verso un glorioso passato che non tornerà mai più. Bergamo Alta è così incantevole perché le sue caratteristiche l'hanno messa al riparo da entrambe queste trappole.

BergamoLe pendici della collina di Bergamo Alta sono troppo ripide perché la città si potesse allargare coprendole di nuovi edifici e strade. Così negli ultimi secoli la città si è sviluppata tutta sulla pianura ai piedi della collina, creando una separazione netta fra il nucleo storico e i nuovi quartieri. La città bassa, libera dai vincoli del centro storico, è cresciuta come una moderna città con grandi viali spaziosi. E la città alta ha potuto proseguire la sua vita conservando intatta la sua robusta eleganza, fatta di severità medioevale ingentilita dalle integrazioni rinascimentali che la completano e le danno la sua fisionomia definitiva.

Una fisionomia che non si può più toccare senza snaturare irrimediabilmente l'atmosfera, come dovettero constatare i cittadini di Bergamo ai primi del Novecento quando, animati da spirito patriottico, decisero di sostituire la fontana di piazza Vecchia con un monumento a Garibaldi. Non funzionava. Quella statua era come un corpo estraneo che distruggeva completamente l'armonia visiva della piazza. Così all'inizio degli anni Venti il comune decise rimettere al suo posto la fontana. E Garibaldi trovò una sistemazione adeguata nell'ampia e bella piazza della Libertà, al centro della zona più elegante della città bassa. Guadagnarono tutti, Eroe dei due mondi compreso.

Così la fontana donata alla città nel 1780 dal podestà Alvise Contarini rimane l'ultimo e, a quanto pare definitivo, arricchimento della piazza che si è sviluppata in maniera quasi casuale nel corso di sei o sette secoli. Ed è proprio il sovrapporsi e intrecciarsi di stili tanto distanti fra loro che regala alla piazza la sua armonia perfetta.

Il lato est della piazza è occupato dal palazzo che ora ospita la Biblioteca civica. Costruito nel Seicento come sede del Municipio, è il più recente dei palazzi che chiudono la piazza e la sua facciata bianca con le decorazioni delicate tipiche del gusto dell'epoca contrasta con la severità medioevale dell'edificio più antico di tutti, il Palazzo della ragione che sorge sul lato opposto.

La sua prima edificazione risale al Duecento. Distrutto in seguito a un incendio fu ricostruito nel Cinquecento conservandone la fisionomia originale. Fra i due estremi, edifici rinascimentali chiudono i lati più lunghi della piazza. Nell'angolo marcato dalla massiccia Torre del comune, che qui chiamano «il campanone», una bellissima scalinata coperta raccorda il palazzo quattrocentesco che ospita un istituto universitario con le sale del Palazzo della ragione, che oggi sono usate come sede di mostre ed esposizioni d'arte.

Superato il Palazzo della ragione vi ritrovate nel miracolo disordinato di piazza Duomo. Su questo minuscolo fazzoletto di selciato sono stipate tre chiese e un battistero. La chiesa più antica è la basilica di Santa Maria Maggiore. Quello che vediamo proprio di fronte al palazzo della Ragione sarebbe l'ingresso laterale, ma la facciata, che guarda su un'altra minuscola piazzetta è quasi come se non ci fosse tanto è nascosta.

Piazza duomo e il palazzo della RagioneSulla sinistra sorge il Duomo, che forma quasi un corpo unico con il palazzo della Ragione, mentre a destra la cappella Colleoni, con la sua vivace facciata policroma è tanto visivamente invadente che è facile confondere il suo ingresso con quello della basilica. La cappella ospita il mausoleo del grande capitano di ventura quattrocentesco famoso, oltre che per le sue conquiste militari, per la particolarità anatomica di cui menava vanto al punto da farne il suo emblema.

Perché, a dispetto degli ingegnosi tentativi di fornire spiegazioni alternative da parte di alcuni storici puritani dei secoli scorsi, le tre «gocce» insegne del Colleoni non sono affatto teste di leone stilizzate ma, come ha sempre ricordato la tradizione popolare, tre testicoli. E c'è anche chi sostiene che il giovane orfano di una famiglia decaduta abbia potuto muovere i primi passi della sua carriera di condottiero proprio grazie all'interessamento di una certa gran dama conquistata dalla sua eccezionale virilità. Comunque fossero le sue prestazioni fra le lenzuola, di sicuro la sovrabbondanza di testosterone gli conferiva un carattere assai aggressivo e poco incline ai compromessi.

Lì dove ora sorge il suo mausoleo un tempo c'era la sacrestia di Santa Maria Maggiore. Quando il condottiero, già famoso e potentissimo, manifestò il proposito di erigere la sua futura tomba in quel luogo sacro ai bergamaschi, i frati responsabili della chiesa si opposero sostenendo che non c'era uno spazio adatto. Bartolomeo non si perse in discussioni: mandò i reparti logistici del suo esercito a radere al suolo la vecchia sacrestia e nessuno poi osò più contestagli il diritto di riempire quel vuoto come meglio credeva.

Costruita la cappella, Colleoni decise che le dimensioni ridotte della piazza non consentivano di apprezzare in tutta la sua bellezza la facciata e cominciò a meditare sull'opportunità di abbattere anche il palazzo della Ragione, in modo da eliminare ogni ostacolo visivo e fare delle due piazze contigue uno spazio davvero unico e ininterrotto. Per fortuna alla fine non ne fece più niente: avesse portato a termine il suo proposito, a parte la perdita dell'edificio medioevale, forse oggi avremmo una bella piazza spaziosa come tante altre, ma di certo Bergamo non avrebbe quel salotto dove è così bello stare a perder tempo chiacchierando con gli amici o bevendo un caffè mentre il campanone batte le ore con rintocchi lenti. Perché anche qui il tempo passa, ma con calma.