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Bangkok, Thailandia

Una giornata alla scoperta dell’anima autentica della capitale thailandese

Il nono passero

Il nono passero
Dalla preghiera mattutina in un tempio soffocato dal traffico ma non per questo meno mistico fino alla festosa celebrazione del tramonto nello stesso tempio. E in mezzo, l’avveniristica metropolitana sopraelevata, il fiume, i negozietti di antiquariato, il Palazzo reale, l’università del massaggio, chinatown e tutta la magia di una città affascinante quanto incomprensibile

di Flavio Grassi

 

Se alzo gli occhi vedo immagini che ricordano più la Gotham City di Batman che un esotico paesaggio orientale. Enormi grattacieli di vetro e cemento con incongrue e colossali insegne a caratteri esotici in colori vivaci. Proprio sopra la mia testa, schivando i palazzi con curve da ottovolante, si incrociano i due canali di cemento armato dove scorrono i binari della metropolitana aerea.

A terra, immerso in una nuvola di smog umido, un mare di automobili. Coprono ogni centimetro dell'asfalto, muovendosi con una lentezza esasperante: soste di due minuti e passa per poi avanzare di cinquanta metri e fermarsi di nuovo. Incredibilmente, il frastuono viene tutto dai motori: il traffico di Bangkok è folle per la densità delle macchine, ma silenzioso e tutto sommato ordinato come proprio non ti aspetti in una città orientale.

Tuk-tukMi viene da ridere pensando allo stereotipo turistico del viaggio in Oriente alla ricerca del passato. È tutta una nostra invenzione: i tempi della Thailandia e di gran parte del sud-est asiatico sono il presente e il futuro. In mezzo al traffico ci sono ancora i tuk-tuk, i taxi-mototricicli che fanno tanto esotico. Ma aspettano il verde fissando semafori digitali high-tech che nelle nostre città ci sogniamo: il loro conto alla rovescia ti dice quanti secondi ancora dovrai aspettare il verde, e poi per quanti secondi potrai sperare di avanzare prima che torni a essere rosso. Geniale: così sai quello che ti aspetta e ti metti il cuore in pace.

In mezzo a tutto questo, in un angolo sovrastato dalle altissime vetrate del negozio Burberry's che si alternano ai marmi bianchi del Grand Hyatt Hotel, un tempietto. Lo Erawan Shrine è forse il punto più sacro di tutta Bangkok, di sicuro uno di quelli che attirano la maggior parte di thailandesi e fedeli buddisti da tutto il mondo. È solo per caso che ho deciso di cominciare la mia giornata di esplorazione della città proprio da questo tempio che molte guide turistiche liquidano in un paio di righe: sto all'Holiday Inn, e mi è bastato attraversare la strada per arrivare qui. Ma è un caso sapiente: non avrei potuto scegliere un luogo migliore per cogliere lo spirito profondo di Bangkok.

In questa città fondata appena poco più di due secoli fa, dove nulla è particolarmente antico e il vecchio viene abbattuto in continuazione per far posto al nuovo senza pensarci troppo, anche il veneratissimo tempietto di Erawan ha meno di cinquant'anni: fu costruito nel 1956.

Fateci caso quando girate per Bangkok, noterete che non c'è costruzione piccola o grande che non abbia il suo tempietto, di solito una casetta delle dimensioni di una gabbia per canarini sorretta da una colonna. Sono le «case degli spiriti» che i thailandesi costruiscono per offrire un ricovero agli spiriti del luogo disturbati dall'intervento umano. Devono essere collocate in un punto che non riceva mai l'ombra dell'edificio e gli spiriti che si spera vi si trasferiscano senza arrabbiarsi sono tenuti buoni con offerte di fiori, bevande e cibo. Non si scappa, anche il più moderno grattacielo con le pareti a specchio ha la sua casa degli spiriti. Mi è capitato di vederne una, molto grande, collocata su una terrazza alla base del grattacielo di cristallo verde di una banca: e sono sicuro che fra le mansioni dei custodi ci sia la visita quotidiana al tempietto per offrire agli spiriti le ghirlande di fiori e i dolcetti forniti dall'amministrazione. Ma forse c'è anche qualche dirigente che prima di cominciare una giornata di riunioni fa una capatina su quel tetto catramato per accendere un bastoncino di incenso e lasciare il suo tributo.

Il tempietto di Erawan è nato così. Secondo la storia ufficiale, quando fu completata la costruzione dell'hotel Erawan, predecessore dell'attuale Hyatt, come abitudine il proprietario consultò un astrologo perché gli consigliasse la data migliore per l'inaugurazione. Ma si sentì dare una pessima notizia: il lavoro era stato cominciato in un giorno infausto. Una normale casa degli spiriti non poteva bastare, per tener lontana la sfortuna occorreva un vero e proprio tempio dedicato a Brahma.



Vedi anche:

Guida Thailandia

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