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Bangkok, Thailandia

Il nono passero

Nel recinto del tempio

Tempio di ErawanAll'interno del recinto, ai gas di scarico delle automobili si aggiunge la densa nuvola di fumo che sale dalle centinaia di bastoncini di incenso accesi ai piedi della statua dorata che rappresenta il dio dalle quattro teste. Sono le otto del mattino e intorno a me c'è una vera folla di fedeli venuti qui a pregare prima di cominciare la loro giornata di lavoro. Ci sono operai in tuta blu, donne con le borse della spesa, funzionari in camicia bianca e cravatta, qualche turista asiatico. Nel padiglione coperto che chiude un lato della piazzetta alcune danzatrici in costume tradizionale si rifanno il trucco, qualcuna legge un libro, un'altra sfoglia una rivista.

Si avvicina un uomo di mezza età, scambia il tradizionale saluto a mani giunte con quello che suppongo sia il capo del complesso, parlano per qualche secondo, gli dà del denaro. Le danzatrici si sistemano in fretta, i musicisti prendono gli strumenti e cominciano a suonare. Scoprirò poi che l'offerta della danza, per tutta la durata della quale il committente ha pregato inginocchiandosi davanti a ciascuna delle quattro facce del dio e portandosi alla fronte ciascun bastoncino di incenso prima di posarlo, sull'altare, di solito si fa come ringraziamento per una grazia ricevuta. Chissà cosa aveva chiesto quel signore così distinto: il buon esito di un'operazione finanziaria, forse.

Ora è una bella ragazza appena entrata dal cancello ad attirare la mia attenzione. Potrebbe essere una modella: alta, impeccabilmente elegante nel suo abito nero sicuramente firmato. Dalla spalla le pende sul fianco una borsetta Prada. Ha un'espressione concentrata, offre le sue preghiere e le sue ghirlande di fiori con movimenti che hanno l'eleganza di una ballerina. Fa venire il desiderio di imitarla: mi trattengo perché nella mia ignoranza non potrei che scimmiottare goffamente gesti dei quali non conosco il significato.

Completato il suo giro intorno alla statua, la ragazza esce dal cancello. Ma non è andata via: pochi istanti più tardi la rivedo sulla soglia. Tiene in mano una gabbietta rossa. Si ferma, solleva la gabbietta davanti a sé, prega per qualche secondo poi apre lo sportello. Ne esce un piccolo stormo di uccelli, passerotti che volano via in fila indiana virando intorno a Brahma e per sparire fra i rami di un albero vicino.

Questa è una cosa che capisco anch'io.

Grazie all'aiuto di un passante che mi fa da interprete con la vecchia venditrice non abituata a trattare con i turisti compro per 400 baht i miei nove passerotti da liberare per buon augurio. Sono piccolissimi, devono essere stati svezzati da pochi giorni. Non ho divinità alle quali inviare la mia preghiera ma non importa, liberare nove piccole vite non può che portare bene. Riemerge confusamente il ricordo di una lettura infantile: un aneddoto che narra di come Leonardo da Vinci avesse l'abitudine di frequentare il mercato per comprare uccelli da liberare sotto lo sguardo stupito dei venditori che non capivano perché volesse spendere dei soldi se poi non intendeva tenersi in casa gli animali che aveva acquistato.

Sollevo le sbarre trattenute da un elastico. Volano via in otto. L'ultimo è girato verso di me, mi guarda e non si accorge dello sportello aperto. Devo dare alcuni colpetti al fianco della gabbia per convincerlo a prendersi la libertà che gli ho acquistato. Si dondola sulla soglia e finalmente vola via e scompare fra le foglie come gli altri. Non so come interpretare la sua esitazione. Preferisco non chiedere. E restare libero di fantasticare che, prima di volare via, quel nono passerotto abbia voluto imprimersi bene nella memoria il viso del liberatore da ringraziare mandandogli una buona sorte.



Vedi anche:

Guida Thailandia

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