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Bangkok, Thailandia

Il nono passero

All'università del massaggio

Budda distesoQuando torno in strada dopo aver visitato anche gli altri padiglioni principali del grande complesso la giornata è arrivata alle ore più torride. Ho la maglietta incollata addosso, sembra di camminare in un bagno turco. Non c'è quasi più ombra, tutto è avvolto in una accecante luce diffusa. Ho dimenticato di mangiare ma fa troppo caldo per pensare al cibo. Mi concedo una Coca Cola gelata su una panchina e poi giro intorno al perimetro del palazzo per raggiungere il complesso del Wat Po, che sorge sul retro.

Appena varcato l'ingresso, c'è il tempio più antico di Bangkok. È stato costruito nel XVII secolo, quando la città ancora non esisteva. Il Budda disteso conservato al suo interno è come te l'aspetti: una statua colossale (è lungo una cinquantina di metri), ricoperta di foglia d'oro. Intorno rimane appena lo spazio per camminare e per qualche piccolo altare votivo.

Sin dalla sua fondazione il Wat Po è quello che noi chiameremmo un «centro polifunzionale». Oltre al tempio ospita la prima istituzione universitaria pubblica della Thailandia. Qui si insegnano tutte le discipline della cultura tradizionale, dalla fabbricazione delle maschere rituali alla medicina tradizionale alle arti divinatorie. Passando di cortile in cortile arrivo a una tettoia dove, insieme al negozietto di oggetti d'artigianato e al bar dove mi procuro un'altra bibita, sono allineati i tavoli di due chiromanti autorizzati. Entrambi esibiscono il titolo di dottore davanti a un nome impronunciabile, indossano un impeccabile camice bianco e hanno una piccola fila di clienti in attesa.

I due dottori in chiromanzia prendono il loro lavoro molto sul serio: scrutano le mani con l'aiuto di grandi lenti di ingrandimento, misurano le linee con righelli graduati di varie dimensioni, di tanto in tanto consultano uno dei grossi volumi che tengono sul tavolo. Purtroppo oggi il loro collega che parla inglese non c'è quindi non potrò saggiare di persona la loro scienza. Poco male, questo sarebbe stato un extra: il mio obiettivo era la scuola nazionale di massaggio thai.

La sala dei massaggi è padiglione aperto con una cinquantina di lettini affiancati uno all'altro. Pago 400 baht (8 euro) per un'ora di massaggio con le erbe, uno dei trattamenti più costosi e vengo preso in consegna da una ragazza che mi indica la tenda dietro la quale posso cambiarmi e mi dà un paio di pantaloni da pigiama molto larghi e una vaschetta di plastica dove riporre i miei abiti.

Al contrario di quello che si vende nei molti postriboli della città, il massaggio tradizionale thailandese è tutto tranne un'esperienza di carezze sensuali. Rivelando una forza muscolare insospettabile, la massaggiatrice mi torce il corpo in posizioni innaturali, mi tira gli arti, mi tormenta con pressioni alla soglia del dolore. In un paio di momenti, come quando mi pianta il gomito ossuto tra spalla e collo e preme fino quasi a farmi urlare, mi chiedo se davvero sappia quello che fa. E come se non bastasse, il sacchetto di tela con la polentina di erbe che mi passa sui muscoli è sempre troppo caldo; e non appena mi pare che sia arrivato a una temperatura ragionevole lei lo sostituisce con un altro preso dal bagnomaria rovente.

Mi alzo pensando che mi porterò appresso i postumi di questa esperienza per giorni, come quando affronti con troppo entusiasmo e senza allenamento uno sport duro e poi non riesci più a camminare. Niente di più sbagliato. Prima ancora che abbia avuto il tempo di finire l'infuso dissetante che la ragazza mi ha dato mentre uscivo i dolori sono scomparsi. E mi sento fresco e riposato come se dovessi ancora cominciare la giornata.



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Guida Thailandia

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