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Milano, Lombardia

Una mostra-evento

The Keith Haring Show

Archivio 2005

Data di pubblicazione: 29 September 2005

Keith Haring, Monkey puzzle, 1988 Keith Haring morì di Aids a New York nel 1990 a soli 31 anni, bruciando il suo talento visionario in una sola decade, dal 1980 al 1990. In questo breve periodo produsse freneticamente una mole vastissima di lavoro: wall drawing metropolitani, tele, disegni, sculture, oggetti, gadget. La rassegna, curata da Gianni Mercurio e Julia Gruen, assistente personale dell’artista negli ultimi sei anni di vita e oggi direttrice della Keith Haring Foundation, vuole dare corpo al concetto di "all over" tanto caro a Haring, secondo cui "l’arte deve poter essere per tutti e dappertutto".

In mostra sfilano tele che superano i dieci metri di lato, come le scenografie realizzate per la discoteca Palladium di New York, tempio della vita notturna negli anni '80, e la scenografia realizzata per "The Marriage of Heaven and Hell" di Roland Petit per il Ballet National de Marseille, o la grande tela "Terrae Motus'" realizzato a Napoli nel 1983 per iniziativa di Lucio Amelio. Ecco poi i "subway drawings", che richiamano i graffiti sulle vetture della metropolitana di New York, le maschere "primitive" e cubiste, i grandi vasi di terracotta con disegni fitti di figure nere, le sculture totemiche in legno pittogrammate e quelle in metallo con gli omini realizzati nei colori primari.

Keith Haring, E ancora il ritratto di Andy Warhol con gli occhi fosforescenti, le statue in gesso di Madame Pompadour e del David di Michelangelo illuminato, quest'ultimo, con luci da discoteca per far emergere i tratti di pennarello fosforescente con cui Haring lo dipinse, a Milano, venti anni fa.

Infine un filmato, integrato da video tratti dagli archivi della Keith Haring Estate, con interviste inedite girate a New York, Chicago, Philadelphia, Parigi, Dusseldorf, Berlino, Anversa, Knokke, Montecarlo. Un viaggio virtuale che culmina a Pisa dove, sulla facciata della chiesa francescana di Sant'Antonio, si trova l'ultimo grande dipinto di Haring, realizzato pochi mesi prima della morte.

L'esposizione milanese offre così un quadro completo del lavoro di Haring, ne evidenzia l'attualità, ma pone anche l’accento sui rapporti complessi che la sua arte ha con iconografie e tematiche dell’arte occidentale (dal Medioevo agli anni Sessanta) e delle culture tribali africane, asiatiche e sudamericane (precolombiane in particolare).